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TERMOPILI

Alle origini dell'Europa

 

Le origini dell'Europa e della civiltà occidentale sono materia di discussione tra gli storici.

E' indubbio che le guerre che i Greci dovettero combattere per difendersi dalla aggressione di Persiani e Cartaginesi abbiano contribuito alla determinazione dei caratteri fondamentali della identità europea.

La battaglia delle Termopili e il sacrificio di Leonida e degli Spartani furono d'esempio a coloro che nei secoli a venire si trovarono a combattere per la libertà dell'Europa e dell'Occidente.

 

Straniero, annunzia agli Spartani che qui giacciamo, obbedendo alle loro leggi.
(Epigrafe in onore degli Spartani caduti alle Termopili)

 

Leonida

LocalitÓ: Grecia

Epoca: 480 a.C.

 

 


 

INDICE

 

Quadro storico

I Persiani invadono l'Europa

La difesa dei Greci

La battaglia delle Termopili

Epilogo

 


QUADRO STORICO

 

Grecia e Ionia

I Greci

Nel V secolo a.C. i Greci vivevano in diverse zone:

- la Grecia propriamente detta

- la Magna Grecia, ossia le coste dell'Italia meridionale (da Cuma a Reggio e Taranto) e la Sicilia orientale (da Selinunte a Siracusa e Messina)

- la Ionia, ossia le coste della penisola anatolica (dalla Licia ai Dardanelli), nella odierna Turchia.

Inoltre avevano costituito varie città nel Mediterraneo e nel Mar Nero, ad esempio:

- Massalia, odierna Marsiglia

- Ampurias, nella odierna Spagna

- Cirene, in Libia

- Olbia, nell'odierna Crimea.

I Greci non avevano costituito uno Stato unitario nazionale. Ogni città era autonoma e governava il territorio circostante da cui traeva il necessario per vivere. Al massimo gli Stati avevano un carattere regionale.

Il legame tra i Greci era costituito dalla lingua comune, dalla discendenza dagli stessi antenati, dalla unica religione, dal modo di vivere fondato su valori condivisi e stabiliti dalla tradizione. Ma il legame più forte era la stessa coscienza identitaria di costituire un popolo.

La cittadinanza era concessa su base etnica. I residenti non discendenti da cittadini greci non godevano dei diritti politici.

I Greci erano gelosi della loro libertà. Non avevano subito invasioni di altri popoli da secoli. Non avevano tollerato a lungo la costituzione di regimi dispotici e assolutisti.

Avevano accolto le invenzioni e le scoperte di altri popoli. Ad esempio avevano importato l'alfabeto dai Fenici. Ma avevano saputo anche apportare dei miglioramenti sostanziali. L'introduzione di segni per le vocali è dovuta ai Greci.

Avevano stretti rapporti economici e culturali con l'Egitto.

I Greci svilupparono traffici commerciali intensi tra tutte le aree del Mediterraneo e del Mar Nero. La Ionia era il punto di arrivo delle merci dall'Oriente. Su Massalia confluivano i prodotti del centro e nord Europa. La Sicilia era al centro degli scambi.

Rivali commerciali dei Greci erano i Fenici nel Mediterraneo orientale e i Cartaginesi in quello occidentale. Ma gli stessi Cartaginesi erano di origine fenicia in quanto colonia di Tiro.

Altri rivali commerciali dei Greci erano gli Etruschi che controllavano il Tirreno e in misura minore l'Adriatico. Il termine Tirreno designava in greco il popolo etrusco. Adriatico deriva dalla città etrusca di Adria.

Il mare tra la Grecia e la Magna Grecia si chiama ancora oggi Ionio.

 

Ciro (559-530)

Nel 559 a.C. Ciro divenne re di Persia, la cui capitale era Pasargade.

Nel 556 conquistò la Media, la cui capitale era Ecbatana.

Nel 546 Ciro entrò nell'area dell'odierna Turchia e conquistò la Lidia, la cui capitale era Sardi.

I Persiani erano giunti a contatto dei Greci della Ionia, che dipendevano dalla Lidia.

Nel 539 Ciro conquistò la Mesopotamia, la cui capitale era Babilonia.

 

Ionia

La Ionia includeva:

- le sei città doriche: Alicarnasso, Cnido, Coo e nell'isola di Rodi Ialiso, Camiro e Lindo

- le dodici città ioniche: Focea, Eritre, Clazomene, Colofone, Lebedo, Teo, Efeso, Priene, Miunte, Mileto e le isole di Chio e Samo

- le città vicino ai Dardanelli: Calcedone, Cizico, Abydos, Troia, Lampsaco, Asso, Mitilene nell'isola di Lesbo

- le città della Licia: Xantos e Faselide.

Gli Ioni avevano vissuto sostanzialmente indipendenti accanto alla Lidia, di cui riconoscevano il dominio formale e a cui pagavano un tributo.

I Lidi avevano anche subito un processo di acculturazione da parte del mondo greco che non li vedeva più come totalmente estranei.

La città più importante della Ionia era Mileto.

La filosofia ebbe inizio a Mileto con Talete, Anassimene e Anassimandro.

Ad Efeso visse il filosofo Eraclito.

Nell'isola di Samo era nato Pitagora.

Chio e Smirne rivendicavano di aver dato i natali ad Omero.

La poetessa Saffo era nata a Lesbo.

L'arrivo dei Persiani, nel 546, modificò completamente la situazione politica. Gli Ioni persero la loro indipendenza e divennero sudditi dell'Impero.

 

Cambise (530-522)

Nel 530 a Ciro successe il figlio Cambise, che nel 525 conquistò l'Egitto.

Con Cambise l'Impero Persiano raggiunse una estensione enorme: dal Nilo all'Indo passando per l'Eufrate e il Tigri, dal Mediterraneo all'Oceano Indiano, dal Caspio al Mar Nero.

 

Dario (521-486)

Nel 521, dopo una guerra civile, divenne re di Persia Dario, forse un lontano parente di Cambise.

La capitale venne trasferita a Susa.

Dario fece costruire tra Sardi e Susa la grande strada reale lunga 2.500 chilometri.

Dario fece scavare un canale tra il delta del Nilo e il Mar Rosso.

Costruì la nuova città di Parsa, nota ai Greci come Persepoli.

L'Impero Persiano venne suddiviso in venti satrapie:

- I Ioni, Magneti d'Asia, Eoli, Cari, Lici, Miliei, Panfili

- II Misi, Lidi, Lasoni, Cabali e Itenni

- III Ellespontici, Frigi, Traci d'Asia, Paflagoni, Mariandini, Siri

- IV Cilicia

- V Fenicia, Siria, Palestina, Cipro

- VI Egitto e Libia

- VII Sattagidi, Gandari, Dadici e Apariti

- VIII Susiana e Cissei

- IX Babilonia e Assiria

- X Ecbatana, Media, Paricani, Ortocoribanti

- XI Caspii, Pausici, Pantimati e Dariti

- XII Battriana

- XIII Pattica, Armenia e Ponto Eusino

- XIV Sagarti, Saranghei, Tamanei, Utii e Mici

- XV Saci e Caspi

- XVI Parti, Corasmi, Sogdiani e Arii

- XVII Paricani ed Etiopi d'Asia

- XVIII Matieni, Saspiri, e Alarodii

- XIX Moschi, Tibareni, Macroni, Mossimici e Mari

- XX Indiani

Dalle satrapie affluivano ogni anno tributi per 14.560 talenti euboici. Poiché il talento euboico era pari a 26 chilogrammi, l'ammontare dei tributi era pari a 378 tonnellate d'argento.

 

Impero persiano - 480 a.C.

 

Spedizione persiana contro la Scizia - Conquista della Tracia e della Macedonia (512)

Nel 512 Dario attraversò i Dardanelli ed entrò in Europa. Portò il suo esercito in Tracia e si diresse verso l'area nord del Mar Nero dove abitavano gli Sciti.

L'operazione dovette essere interrotta per l'arrivo dell'inverno. Solo la fedeltà dei Greci di Mileto, lasciati a guardia del ponte sul Danubio, consentì ai Persiani di rientrare.

Dario, prima di tornare a Susa, affidò al generale Megabazo il compito di conquistare Tracia e Macedonia.

 

Rivolta della Ionia (499-493)

Nel 499 gli Ioni si ribellarono. Atene inviò venti navi. Eretria cinque. Le altre città, compresa Sparta, non intervennero.

La rivolta si estese alla Caria, alla Licia e a Cipro.

Nel 494 la flotta ionica perse la battaglia di Lade, vicino a Mileto.

Nel 493 i Persiani riuscirono a vincere le ultime resistenze degli Ioni e dei loro alleati.

Gli abitanti di Mileto, ridotti in schiavitù, vennero trasferiti sul Tigri. La più grande città della Ionia era ridotta in rovine.

 

Prima spedizione persiana contro la Grecia (492)

Sottomessa la Ionia, Dario decise di punire Atene ed Eretria per il soccorso che avevano prestato agli Ioni.

Nel 492 una flotta persiana, diretta contro la Grecia, venne distrutta da una tempesta nei pressi del monte Athos.

Contemporaneamente un esercito persiano, che cercava di attraversare la Tracia diretto in Grecia, venne attaccato dai Traci Brigi. Dario rinunciò per il momento a punire i Greci.

 

Seconda spedizione persiana contro la Grecia - Battaglia di Maratona (490)

Nel 491 venne preparata una nuova spedizione contro la Grecia che si concretizzò nel 490, sotto la guida di Artaferne, nipote del re, e del medo Dati.

Eretria, nella penisola euboica, venne conquistata e data alle fiamme. I suoi abitanti, ridotti in schiavitù, vennero trasferiti presso Susa nell'Elam, dove furono adibiti all'estrazione del petrolio.

Poi i Persiani sbarcarono a Maratona per dirigersi verso Atene. Erano circa ventimila.

A contrastarli arrivarono seimila opliti ateniesi e mille plateesi. I Greci vinsero la battaglia di Maratona e costrinsero i Persiani a reimbarcarsi. Gli Spartani, chiamati in aiuto dagli ateniesi, arrivarono in duemila, ma troppo tardi per prendere parte alla battaglia.

I Persiani tentarono allora di raggiungere Atene via mare. Ma quando arrivarono trovarono l'esercito ateniese schierato a difesa della città. Decisero di interrompere l'azione.

 

Serse (486-465)

SerseAlla morte di Dario gli successe il figlio Serse che governò i Persiani dal 486 al 465.

Serse iniziò il suo regno con una spedizione contro l'Egitto che aveva tentato di recuperare la propria indipendenza. Domata la rivolta lasciò il governo egiziano in mano a suo fratello Achemene.

Nel 482 Serse dovette affrontare una rivolta in Mesopotamia. Riconquistò Babilonia e ne deportò la popolazione a Susa.

Nel 480 ebbe finalmente tempo di occuparsi dei Greci. Serse aveva già predisposto la spedizione nei quattro anni precedenti. Ora si trattava solo di dare il via all'operazione.

 


I PERSIANI INVADONO L'EUROPA

Il canale presso il monte Athos

Memore dei problemi avuti dalla flotta nella spedizione del 492, Serse ordinò di scavare un canale nel punto in cui il monte Athos si congiunge alla terraferma. La larghezza del canale doveva essere sufficiente per far passare due triremi contemporaneamente.

 

I ponti sull'Ellesponto

Serse ordinò a Fenici ed Egiziani di predisporre due ponti per l'attraversamento dell'Ellesponto, gli odierni Dardanelli.

I Fenici allestirono un ponte in lino bianco, una fibra molto resistente originaria della Spagna.

Gli Egiziani utilizzarono funi di papiro.

 

Le basi logistiche

Vettovaglie e rifornimenti di ogni genere vennero ammassati a Capo Leuca in Tracia, a Tirodiza sulla costa nord-occidentale della Propontide, a Doriscos, presso la foce dell'odierna Maritza, a Eione sul fiume Strimone, e in Macedonia.

 

Le forze armate

Serse ordinò la raccolta delle forze armate a Sardi in Lidia.

 

Richiesta di sottomissione della Grecia

Compiuti i preparativi di guerra, Serse mandò ambasciatori in Grecia a chiedere la sottomissione delle città.

Non inviò ambasciatori ad Atene e a Sparta perché quelli inviati da Dario allo stesso scopo erano stati uccisi.

 

Distruzione dei ponti

Una tempesta distrusse i due ponti sull'Ellesponto.

Serse ordinò di percuotere il mare con trecento colpi di sferza e due ceppi furono gettati in acqua.

Agli ingegneri fenici ed egiziani venne tagliata la testa.

 

Ricostruzione dei due ponti

Altri architetti iniziarono la ricostruzione dei due ponti con tecniche diverse. Questa volta i ponti vennero fatti con le navi.

Furono utilizzate 364 navi per il ponte più lungo e 314 per quello più corto. Vennero tese delle gomene fatte con papiro e leucolino intrecciati.

Poi vennero portate delle fascine e su queste venne messa della terra. Degli alti parapetti assicurarono una tranquilla traversata anche alle bestie impedendo loro di vedere il mare.

 

Partenza dell'esercito (primavera 480)

Nella primavera del 480 l'esercito persiano lasciò Sardi.

In testa erano gli addetti alla logistica con le bestie da soma. Seguiva la fanteria.

Poi mille cavalieri, seguiti da mille lancieri e da dieci cavalli sacri, che precedevano il carro sacro di Ahura Mazda, tirato da otto cavalli bianchi. Ahura Mazda era il dio supremo nella religione persiana. Seguiva il cocchio del re trainato dai sacri cavalli nisei.

Dietro il re erano mille arcieri e mille cavalieri. Quindi i diecimila Immortali, la guardia personale del re.

Infine la cavalleria persiana, seguita dal resto delle truppe.

Ad Abydos iniziò la traversata. Su di un ponte passarono i militari, sull'altro gli addetti alla logistica con le bestie da soma.

Il transito durò sette giorni.

Ellesponto

A Doriscos

Le forze armate di terra e di mare si concentrarono a Doriscos, alla foce del fiume Maritza, in prossimità dell'odierno confine tra Turchia e Grecia.

 

Fanteria

A Doriscos l'esercito venne passato in rassegna. Secondo Erodoto risultarono presenti un milione e settecentomila soldati.

Erano presenti:

- Persiani, comandati da Otane, padre di Amestri, moglie di Serse

- Medi, comandati da Tigrane, un achemenide

- Cissei, comandati da Anafe, figlio di Otane

- Ircani, comandati da Megapano

- Assiri, comandati da Otaspe

- Battri e Saci, comandati da Istaspe, figlio di Dario e di Atossa

- Indi, comandati da Farnazatre

- Arii, comandati da Sisamne

- Parti e Corasmi, comandati da Artabazo

- Sogdi, comandati da Azane

- Gandari e Dadici comandati da Artifio

- Caspi, comandati da Ariomardo, fratello di Artifio

- Sarangi, comandati da Ferendate, figlio di Megabazo

- Pattii, comandati da Artainte

- Utii e Mici, comandati da Arsamene, figlio di Dario

- Pariceni, comandati da Siromitre

- Arabi e Etiopi, comandati da Arsame, figlio di Dario e di Artistone

- Libi, comandati da Massage

- Paflagoni e Matieni, comandati da Doto

- Mariandini, Ligi e Siri, comandati da Gobria, figlio di Dario e di Artistone

- Frigi e Armeni, comandati da Artocme, che aveva sposato una figlia di Dario

- Lidi e Misi, comandati da Artaferne, figlio di Artaferne, che aveva diretto la spedizione del 490

- Traci, comandati da Bassace

- Lasoni, Cilici e Mili, comandati da Badres

- Moschi e Tibareni, comandati da Ariomardo, figlio di Dario e di Parmi

- Macroni e Mossicini, comandati da Artaicte

- Mari e Colchi, comandati da Farandate

- Alarodi e Teaspi, comandati da Masistio

- i popoli residenti sull'Oceano Indiano, comandati da Mardonte.

La fanteria venne suddivisa in tre colonne che avrebbero dovuto procedere verso sud su tre direttrici. Una interna, una lungo la costa ed una intermedia.

Il comando delle colonne venne affidato a:

- Mardonio e Masistio, che dovevano marciare lungo la costa

- Gergide e Tritantacme, che dovevano marciare all'interno

- Smerdomene e Megabizo, che dovevano marciare con Serse tra le due altre colonne.

 

Cavalleria

Il comando dei diecimila Immortali venne affidato a Idarne.

La cavalleria comprendeva:

- Persiani

- Medi

- Cissei

- Indi

- Battri

- Caspi

- Libi

- Arabi.

In totale ottantamila uomini. Tutti a cavallo ad eccezione degli Arabi che montavano cammelli.

La cavalleria era comandata da Artamitre e Titeo, figlio di Dati.

 

Flotta

La flotta era costituita da oltre 1200 triremi.

Avevano contribuito:

- Fenici e Siri della Palestina con 300 navi

- Egiziani con 200

- Ciprioti con 150

- Cilici con 100

- Panfilii con 30

- Lici con 50

- Dori d'Asia con 30

- Cari con 70

- Ioni con 100

- abitanti delle isole dell'Egeo con 17

- Eoli con 70

- Ellespontiaci con 100.

A bordo delle navi vennero imbarcati soldati persiani, medi e saci.

A capo della flotta vennero posti:

- Ariabigne, figlio di Dario

- Achemene, figlio di Dario

- Pressaspo

- Megabazo.

Altre navi (penteconteri, trieconteri, vedette, trasporto) ammontavano a circa tremila.

Su ogni trireme erano imbarcati duecento uomini. In totale oltre duecentoquarantamila marinai.

I soldati erano trenta per nave. In totale oltre trentaseimila uomini.

A questi vanno aggiunti gli uomini necessari per le tremila navi, stimabili in circa duecentoquarantamila.

La flotta complessivamente aveva oltre mezzo milione di uomini, tra soldati e marinai.

 

Demarato

Serse si fece accompagnare anche da consiglieri greci. Tra questi Demarato, che era stato re di Sparta.

 

Verso sud

Dopo aver passato in rassegna l'esercito Serse iniziò la marcia verso sud.

Le città greche erano invitate ad unirsi all'avanzata dei persiani.

Chi abitava sulla costa veniva arruolato in marina e chi abitava nell'interno veniva inserito nell'esercito.

 

Akanthos

Serse giunse ad Akanthos, sulla costa orientale della penisiola calcidica, dove era stato scavato il canale.

La flotta si separò dall'esercito e Serse le diede appuntamento a Terme, l'odierna Salonicco.

Macedonia

Terme

Esercito e flotta si riunirono a Terme.

Ritornarono gli ambasciatori che avevano invitato i Greci a sottomettersi ai Persiani.

Avevano ceduto:

- Dolopi

- Enieni

- Perrebi

- Magneti

- Maliei

- Achei della Ftiodide

- Beoti, con eccezione di Plateesi, Tespiesi e di altre popolazioni.

 

Non aderirono subito, ma poi passarono dalla parte dei Persiani:

- Tessali

- Locresi

- Tebani.


LA DIFESA DEI GRECI

Iniziative dei Greci

Alla notizia dei preparativi di guerra dei Persiani, i Greci si riunirono e decisero di:

- interrompere le guerre interne, come quella in corso tra Atene ed Egina

- unire le forze di tutti i Greci

- inviare ambasciatori ad Argo per concludere una alleanza con la città tradizionale rivale di Sparta

- inviare ambasciatori a Siracusa per ottenere l'alleanza dei Greci della Magna Grecia

- inviare ambasciatori a Creta per avere aiuti

- inviare ambasciatori a Corcira, odierna Corfù, per averne il sostegno

- mandare delle spie a Sardi per conoscere la consistenza della minaccia.

 

Atene

Ad Atene si tenne consiglio per deliberare sulle possibili misure di difesa.

Temistocle, uno dei politici più importanti di Atene, aveva già in passato sottolineato l'importanza della marina per una città di mare come Atene. Ed era riuscito a far costruire, con l'argento delle miniere del Laurio, duecento navi.

Gli ateniesi si convinsero che la salvezza della loro città era sul mare.

 

Spie a Sardi

A Sardi le spie greche vennero scoperte.

Serse ordinò di non mandarle a morte, ma di mostrare loro la potenza persiana in modo che ne potessero essere testimoni presso i Greci.

 

Argo

Gli Argivi avevano da poco interrotto una guerra contro Sparta e avevano perso seimila uomini.

Chiesero:

- una pace trentennale con Sparta

- il comando di metà della Lega.

Gli Spartani si mostrarono disponibili alla tregua, ma respinsero decisamente la richiesta di comando, che tradizionalmente apparteneva a loro. Gli Argivi avevano fatto consapevolmente una richiesta che sapevano assolutamente inaccettabile.

Si narra anche di uno scambio di ambasciatori tra Argo e Sardi. I Persiani avrebbero fatto pressioni per mantenere gli Argivi al di fuori della contesa.

 

Siracusa

A Siracusa regnava Gelone. Questi propose di inviare:

- duecento triremi

- duemila arcieri

- duemila frombolieri

- duemila cavalieri

- rifornimenti di grano fino al termine della guerra.

Pose però la condizione di assumere il comando delle forze armate greche.

Di fronte al rifiuto degli Spartani propose di assumere il comando della flotta. Ma questa volta furono gli Ateniesi ad opporsi. Non potevano accettare di essere sottomessi ai Siracusani.

Gelone, quando Serse attraversò i Dardanelli, mandò a Delfi tre penteconteri a vedere come evolveva la situazione. In caso di vittoria dei Persiani dovevano essere presentati doni ed omaggi a Serse. In caso di vittoria dei Greci le navi dovevano rientrare a Siracusa.

Il motivo del mancato intervento dei Siracusani fu dovuto in realtà alla difficile situazione della Sicilia dove si era concretizzata un'altra grave minaccia: Cartagine.

Amilcare, uno dei capi dei Cartaginesi, aveva raccolto un'armata di trecentomila uomini costituita da Cartaginesi, Libici, Iberi, Liguri, Sardi e Corsi. Con queste forze era entrato in Sicilia e si apprestava a combattere i Greci.

Secondo Diodoro Siculo esisteva anche un accordo tra Persiani e Cartaginesi per aggredire contemporaneamente i Greci dell'Occidente e dell'Oriente.

Nel 480 avvenne la battaglia di Imera in cui Gelone riuscì a fermare l'avanzata di Amilcare. La concomitanza di Imera da una parte e delle Termopili e di Salamina dall'altra non sembra una pura coincidenza.

 

Corfù

I Corciresi dissero che avrebbero combattuto a fianco degli altri Greci.

Allestirono sessanta navi e le inviarono verso il Peloponneso.

Posero all'ancora le loro navi nei pressi di Pilo e di Tenaro, in territorio spartano, e non si mossero.

Si misero in attesa degli eventi. Se Serse avesse vinto avrebbero potuto dire che pur avendo una marina molto forte non avevano voluto contrastarlo. Se avessero vinto i Greci avrebbero potuto dire che non erano riusciti a doppiare il capo Malea per colpa dei venti etesii.

 

Creta

I Cretesi, prima di decidere, chiesero il parere dell'oracolo di Delfi. Pare che la Pizia li sconsigliasse di stringere alleanze con gli altri Greci.

In precedenti occasioni i Cretesi avevano fornito il loro sostegno agli altri Greci, ma quando erano stati loro in difficoltà non avevano ricevuto la minima assistenza dalle altre città greche.

In sostanza ammantarono il loro rifiuto politico con un alone religioso.

 

Tessaglia

I Tessali, quando le ostilità stavano per iniziare, dissero agli altri Greci che sarebbero stati dalla loro parte solo se si fosse deciso di bloccare l'avanzata di Serse al passo dell'Olimpo.

La Lega greca inviò un esercito via mare. Diecimila opliti ateniesi e spartani si schierarono al confine della Tessaglia con la Macedonia nei pressi del passo tra il monte Olimpo e l'Ossa. A loro si unì la cavalleria tessala.

Le forze della Lega rimasero sul posto pochi giorni. Infatti arrivarono ambasciatori macedoni che rivelarono l'entità delle forze che si erano ammassate ad Abydos e che stavano attraversando i Dardanelli.

Inoltre si scoprì che era possibile accedere alla Tessaglia anche attraverso un altro percorso, passando dal paese dei Perrebi nei pressi della città di Gonno.

Non aveva alcun senso stare ad aspettare con forze ridotte nei pressi dell'Olimpo.

In effetti Serse passò attraverso Gonno.

Il comandante spartano Eveneto e il comandante ateniese Temistocle riportarono le truppe sul litorale e le fecero imbarcare.

La Tessaglia non poteva essere difesa. I Tessali decisero di cambiare schieramento.

 

La strategia greca

La Lega greca si riunì nei pressi dell'Istmo di Corinto per decidere la strategia da opporre ai Persiani alla luce degli ultimi eventi.

Si decise di difendere il passo delle Termopili, attraverso il quale i Persiani dovevano obbligatoriamente passare.

Inoltre la flotta venne mandata all'Artemisio, nella regione più a nord della Eubea, per bloccare la flotta persiana.

 


LA BATTAGLIA DELLE TERMOPILI

 

Termopili e Artemisio

Termopili

Il passo delle Termopili era sito tra la montagna ed il mare.

Verso occidente la montagna era erta e difficile da scalare. Verso oriente delle paludi impraticabili andavano fino al mare.

"Termopili" significa "porte calde". Il nome derivava dalla presenza di sorgenti termali calde.

Sul passo era già stato costruito dai Focesi un muro per difendersi dai Tessali. Il muro, in gran parte rovinato, venne ricostruito velocemente.

Nei pressi del passo era la città di Alpeni dove le truppe avrebbero potuto approvvigionarsi.

 

Skiathos

Dieci navi della flotta di Serse avanzarono fino a Skiathos, dove erano di guardia tre navi greche: una di Egina, una ateniese ed una di Trezene.

La nave di Trezene, comandata da Pressino, venne catturata immediatamente, poi toccò a quella di Egina, comandata da Asonide.

La nave ateniese, guidata da Formo, riuscì a fuggire e andò ad arenarsi alla foce del Peneo. Gli uomini sfuggirono alla cattura e riuscirono a tornare ad Atene.

L'avanzata dei Persiani venne comunicata mediante fuochi da Skiathos all'Artemisio.

La flotta della Lega si spostò a Calcide per proteggere lo stretto di Euripo. All'Artemisio vennero lasciate delle vedette.

Tre delle navi persiane si incagliarono negli scogli tra Skiathos e Magnesia. Vi venne posto sopra un segnale e venne autorizzata l'avanzata di tutta la flotta.

I marinai attesero undici giorni prima di prendere il mare per dare tempo all'esercito di terra di avanzare. Poi si diressero verso Capo Sepiade, di fronte all'isola di Skiathos. Accostarono nei pressi della città di Castanea.

Non tutte le navi poterono essere tirate a riva.

Durante la notte scoppiò un fortunale. La tempesta infuriò per tre giorni.

Affondarono circa quattrocento navi senza contare quelle addette ai rifornimenti.

I Greci, informati dalle vedette dei danni subiti dai Persiani, ritornarono all'Artemisio.

Appena cessata la tempesta le navi persiane ripartirono, doppiarono il Capo di Magnesia e si andarono ad ancorare ad Afete nel golfo che porta a Pegase.

Quindici navi della retroguardia, che avevano perso il contatto a vista con le altre, avvistarono la flotta greca all'Artemisio e la scambiarono per quella persiana. Si diressero verso i Greci e vennero catturati.

 

Malide

Agli uomini che con Serse avevano attraversato i Dardanelli intanto si erano aggiunti gli uomini e i mezzi forniti dalle popolazioni che man mano venivano sottomesse:

- 120 navi e ventiquattromila marinai dai Greci della Tracia e delle isole vicine

- 300.000 soldati di fanteria forniti da Traci, Peoni, Eordi, Bottiei, Calcidesi, Brigi, Pieri, Macedoni, Perrebi, Enieni, Dolopi, Magneti e Achei.

In totale Serse aveva a disposizione oltre due milioni di soldati. Gli storici ritengono eccessive le cifre di Erodoto, ma non sono d'accordo sul numero effettivo. Indubbiamente doveva trattarsi di parecchie centinaia di migliaia di uomini.

Serse attraversò la Tessaglia. Fece accampare il suo esercito nella Malide, nella regione di Trachis, non molto distante dal passo delle Termopili.

 

Termopili

I Greci erano a guardia del passo delle Termopili. Le loro forze erano le seguenti:

- trecento opliti di Sparta

- cinquecento di Tegea

- cinquecento di Mantinea

- centoventi di Orcomeno di Arcadia

- mille dal resto dell'Arcadia

- quattrocento Corinzi

- duecento da Fliunte

- ottanta da Micene

- settecento Tespiesi

- quattrocento Tebani

- mille Focesi

- molti Locresi Opunzi.

In totale circa cinquemila uomini.

Il comandante delle forze in campo era Leonida, re di Sparta.

I Greci diffusero la voce che la loro era solo un'avanguardia e che il grosso dell'esercito sarebbe arrivato presto. In effetti poteva essere la verità.

I Greci non pensavano che i Persiani avanzassero così velocemente. Era luglio-agosto e si stavano celebrando le feste in onore di Apollo Carneo. Inoltre era il periodo delle Olimpiadi.

L'arrivo anticipato di Serse sconvolse la strategia dei Greci. I Persiani erano innumerevoli. Non si poteva resistere alle Termopili con le poche forze a disposizione.

Molti degli alleati decisero di ritirarsi. I Peloponnesiaci andarono a difendere l'istmo di Corinto che reputavano fosse la linea di difesa migliore.

Leonida mandò ambasciatori a chiedere rinforzi a diverse città.

I Focesi furono inviati a presidiare sul monte un sentiero dal quale sarebbero potuti passare i Persiani.

 

La battaglia

Serse avviò trattative con Leonida. Se fossero passati dalla parte dei Persiani nessuno sarebbe stato ucciso e le loro proprietà non sarebbero state toccate, anzi avrebbero avuto in dono terre più fertili.

Serse aspettò quattro giorni, sperando che i Greci cedessero.

Il quinto giorno lanciò l'attacco con i Medi. Quando si accorse che questi non riuscivano a sfondare li sostituì con le forze fresche dei Cissei. Ma anche questi fallirono e allora mandò all'assalto la sua forza migliore i diecimila Immortali.

La battaglia durò tutta la giornata, ma i Greci resistettero.

Il giorno seguente l'assalto venne rinnovato senza successo.

 

Il tradimento

Efialte, un abitante greco della Malide, si recò da Serse e gli rivelò l'esistenza del sentiero che aggirava le Termopili.

Serse affidò a Idarne, comandante degli Immortali, il compito di effettuare l'aggiramento.

Alla sera Idarne con le sue truppe partì. Camminò tutta la notte e all'alba giunse sulla vetta del monte dei Trachini.

La montagna era presidiata da mille opliti focesi.

Attaccati all'improvviso i Focesi si ritirarono sulla cima del monte per opporre una estrema resistenza alle preponderanti forze persiane.

Ma Efialte ed Idarne miravano solo a liberare il sentiero. E iniziarono a scendere a valle.

La notizia dell'operazione di aggiramento era giunta a Leonida durante la notte da alcuni disertori.

All'alba arrivò la conferma delle vedette che erano state poste sul monte.

Si tenne consiglio. I pareri furono discordi. Chi voleva rimanere e chi voleva ritirarsi.

Leonida, vedendo che molti non avrebbero combattuto con il necessario convincimento, concesse e probabilmente ordinò a molti di ritirarsi. Ritenne invece che non si addicesse ai trecento Spartani lasciare il campo al nemico.

I settecento Tespiesi decisero di loro propria volontà di rimanere.

I quattrocento Tebani invece vennero trattenuti contro la loro volontà da Leonida perché li considerava come ostaggi.

Con queste forze Leonida si apprestò a difendere il duplice attacco alle Termopili.

Sapeva cosa l'attendeva.

 

L'ultima battaglia

Verso le dieci del mattino Serse iniziò l'attacco.

Leonida abbandonò il punto più stretto della gola e fece "una sortita contro la morte" avanzando in campo aperto, dice Erodoto.

Leonida aveva abbandonato il muro sapendo che Efialte e Idarne con gli Immortali stavano scendendo dal monte alle sue spalle.

I Greci combatterono sapendo di dover morire. Fecero strage dei Persiani. Di questi caddero anche personaggi illustri come Abrocome e Iperante, figli di Dario e fratelli di Serse.

Una volta caduto Leonida la mischia si accese ancora più violenta tra Greci e Spartani per il cadavere dell'eroe. I Greci riuscirono a impadronirsene dopo aver messo in fuga per quattro volte i Persiani.

All'arrivo di Efialte e Idarne Spartani e Tespiesi si ritirarono su di un colle per una estrema difesa.

I Tebani invece si arresero ai Persiani dicendo che erano stati costretti a combattere contro di loro e che erano sempre stati loro amici.

Gli ultimi Spartani e Tespiesi sopravvissuti furono circondati da ogni parte. Una pioggia di dardi si abbatté su di loro.

Continuarono a combattere. Chi aveva perso la spada con le mani. Fino alla fine.

Serse fece trovare il cadavere di Leonida. Gli fece tagliare la testa e poi lo crocifisse.

Leonida

Dopo la morte

Sul sito della battaglia venne posta la seguente lapide:

Straniero, annunzia agli Spartani che qui giacciamo, obbedendo alle loro leggi.

Un'altra lapide diceva:

Qui un giorno contro trecento miriadi combatterono quattromila Peloponnesiaci.

Il poeta Simonide di Ceo scrisse:

Dei morti alle Termopili
glorioso è il destino, bella la fine
la loro tomba è un altare; invece dei lamenti funebri
vi è il ricordo, e il compianto è lode.
Una tale veste funebre né lo squallore
né il tempo che tutto doma avvolgerà nelle tenebre.

Queste tombe di uomini valorosi
come abitatrice la gloria dell'Ellade si scelse;
lo testimonia anche Leonida,
il re di Sparta, che di valore ha lasciato
grande ornamento e gloria imperitura.


EPILOGO

La flotta greca all'Artemisio

La flotta greca schierata all'Artemisio era costituita da:

- 127 navi degli Ateniesi (i Plateesi parteciparono a formare gli equipaggi)

- 40 navi dei Corinzi

- 20 navi dei Megaresi

- 20 navi dei Calcidesi (le navi erano di Atene e gli equipaggi di Calcide)

- 18 navi degli Egineti

- 12 navi dei Sicioni

- 10 navi degli Spartani

- 8 navi degli Epidauri

- 7 navi degli Eretriesi

- 5 navi dei Trezeni

- 2 navi degli Stirei

- 2 navi e 2 penteconteri dei Cei

- 7 penteconteri dei Locresi Opunzi.

In totale circa 280 navi. Il comandante era lo spartano Euribiade. Il comandante delle navi ateniesi era Temistocle.

 

La battaglia navale all'Artemisio

I Persiani mandarono duecento navi a circumnavigare l'Eubea per tagliare la ritirata alla flotta greca.

I Greci vennero informati da Scillia di Scione delle conseguenze della tempesta e del fatto che duecento navi si erano allontanate. Venne deciso di attaccare la flotta persiana.

Poiché la flotta persiana non si muoveva, nel pomeriggio i Greci presero l'iniziativa.

Nello scontro vennero catturate trenta navi.

Di notte scoppiò un violento temporale. Le navi che stavano facendo il periplo dell'Eubea furono scaraventate contro gli scogli.

Al mattino arrivarono 53 navi attiche. Arrivò anche la notizia dell'affondamento delle duecento navi persiane.

Venne deciso di portare un nuovo attacco alla flotta persiana. Alcune navi della Cilicia vennero distrutte.

Il terzo giorno i Persiani presero l'iniziativa. Circondarono la flotta greca. Ma la battaglia finì senza vinti né vincitori.

I Greci stavano discutendo se ritirarsi o meno, quando giunse la notizia della fine di Leonida. Immediatamente venne dato l'ordine di partire. Gli Ateniesi furono gli ultimi a lasciare l'Artemisio.

 

Salamina

La situazione dei Greci pareva disperata. Inferiori per numero di uomini e numero di navi non avevano più la possibilità di fermare l'avanzata di Serse.

Sembrava che l'ultima difesa fosse possibile solo sull'istmo di Corinto, dove infatti si concentrarono tutte le forze.

Atene dovette essere abbandonata.

Ma la flotta ateniese era ancora sostanzialmente intatta. E a Salamina Temistocle vinse la battaglia decisiva contro la flotta persiana.

Salamina

Ritirata dei Persiani

Serse dovette iniziare la ritirata.

Se le navi greche avessero raggiunto velocemente i Dardanelli, l'esercito persiano sarebbe rimasto intrappolato in Grecia.

Senza la flotta le sue linee di rifornimento sarebbero state interrotte. Una sconfitta si sarebbe tramutata in un disastro.

 

Memoria di Leonida

Nello stesso anno 480, se non nello stesso giorno delle Termopili, i Greci di Sicilia avevano fermato ad Imera l'avanzata dei Cartaginesi.

La Grecia era salva.

I liberi cittadini avevano sconfitto chi voleva tramutarli in sudditi del dispotismo orientale.

La memoria di Leonida e dei trecento Spartani non si sarebbe mai più spenta.

 

 

 


 

Riferimenti bibliografici:

Diodoro Siculo

Biblioteca storica

Rusconi

Erodoto

Le Storie

Mondadori

Erodoto

Storie

Rizzoli

 

Bianchi Bandinelli Ranuccio (a cura di)

Storia e civiltà dei Greci

Bompiani

Ghirshman Roman

La civiltà persiana antica

Einaudi

Grant Michael

I Greci classici

Rizzoli

Grant Michael

La nascita della civiltà greca

Rizzoli

Murray Oswyn

La Grecia delle origini

Il Mulino

Musti Domenico

Storia greca

Laterza

Olmstead A. T.

L'impero persiano

Newton

Wiesehofer Josef

La Persia antica

Il Mulino

 

 
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