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Siracusa conquistata dai musulmani nordafricani

 

Siracusa venne fondata nel 734 a.C. da Archia di Corinto. Divenne una delle più importanti città greche della Sicilia.

Nel 480 a.C. i Siracusani vinsero i Cartaginesi, che provenivano dall'odierna Tunisia e che avevano posto la propria base a Palermo, antica città fenicia. Vincendo la battaglia di Imera, Siracusa impedì ai semiti di invadere tutta la Sicilia.

La lotta contro i Cartaginesi continuò con Dionigi il Vecchio (405-367), che riuscì a confinarli nella parte occidentale dell'isola.

Durante la prima guerra punica (264-241 a.C.) Siracusa, retta da Gerone, fu una fedele alleata di Roma.

Durante la seconda guerra punica (218-201 a.C.), Geronimo, tiranno di Siracusa, tradì e concluse, improvvidamente, un'alleanza con i Cartaginesi, i nemici di sempre. Roma intervenne, conquistò la città nel 212 e ne fece la capitale della provincia romana di Sicilia.

Siracusa mantenne il titolo di capitale della Sicilia sotto l'Impero Romano e quello Bizantino. Nel 663 divenne residenza imperiale di Costante II Eraclio.

Gli Arabi, di stirpe semita affine a quella dei Cartaginesi, dopo aver conquistato il Nordafrica e la Spagna decisero di puntare sulla Sicilia. Nel IX secolo in Ifriqiyah (odierna Tunisia e Algeria orientale) prese il potere la dinastia aglabida. L'emiro Ziyadat Allah I (817-838) iniziò la conquista della Sicilia.

L'Impero Bizantino, di cui la Sicilia era parte, non seppe difendere adeguatamente il proprio territorio. Nell'831 cadde Palermo e nell'878 cadde Siracusa. L'antica città greca venne distrutta e i suoi abitanti uccisi o ridotti in schiavitù.

Il generale bizantino Maniace libererà temporaneamente Siracusa (1038-1040).

Solo i Normanni nel 1085 riporteranno la Sicilia nell'alveo del mondo occidentale. Ma Siracusa non sarà più in grado di riprendere il suo ruolo di capitale. Troppe le rovine e le sofferenze inferte dal giogo musulmano.

"Combattete coloro che non credono in Allah e nell'Ultimo Giorno, che non vietano quello che Allah e il Suo Messaggero hanno vietato, e quelli, tra la gente della Scrittura, che non scelgono la religione della verità, finché non versino umilmente il tributo, e siano soggiogati". (Corano, Sura IX, 29)

" Quando incontrate i miscredenti, colpiteli al collo finché non li abbiate soggiogati, poi legateli strettamente. In seguito liberateli graziosamente o in cambio di un riscatto, finché la guerra non abbia fine". (Corano, Sura XLVII, 4)

"Non considerare morti quelli che sono stati uccisi sul sentiero di Allah. Sono vivi invece e ben provvisti dal loro Signore". (Corano, Sura III, 169)

 

LocalitÓ: Sicilia

Epoca: dall'827 al 878 d.C.

 

I musulmani alla conquista della Sicilia (827)

Il 17 giugno 827 il generale Asad ibn al-Furat con un esercito di 10.000 soldati e 7.000 cavalieri sbarcò a Mazara del Vallo. I musulmani avevano dato inizio alla guerra santa contro la Sicilia cristiana.

Iniziarono i saccheggi, le rapine, gli incendi, le distruzioni delle messi, il taglio degli alberi, l'abbattimento delle case. I musulmani uccidevano tutti coloro che facevano resistenza. Gli altri erano ridotti in schiavitù.

Nessuno poteva più vivere al sicuro. Ogni giorno la verde bandiera dell'Islam poteva apparire improvvisamente all'orizzonte come segno di morte e rovina.

Palermo, la nuova capitale musulmana (831)

Nell'830 sbarcò un nuovo esercito di 30.00 uomini. Alla guida era il berbero Asvag, soprannominato Fargalùs.

Nel Nordafrica si era sparsa la voce che la Sicilia, una terra ricca di uomini e di beni, non era adeguatamente difesa. Inoltre si trattava di una terra abitata da infedeli. Era la grande occasione per fare rapidamente fortuna. I musulmani abbandonarono le loro terre desertiche e si precipitarono sulla fertile isola.

Venne posto l'assedio a Palermo. Dopo circa un anno, l'11 settembre 831, la città venne conquistata. Secondo lo storico arabo al-Atir rimanevano in vita solo 3.000 cittadini, 60.000 erano stati uccisi nei combattimenti o erano morti per stenti.

Alcuni monaci, tra cui San Filarete, fuggirono cercando di raggiungere la Calabria. Furono intercettati dai musulmani che li posero davanti all'alternativa: diventare musulmani o morire. Tutti preferirono la morte.

Palermo, ripopolata dagli immigrati nordafricani, divenne la capitale musulmana della Sicilia.

Nell'841 la metà occidentale della Sicilia, al di là del fiume Salso, era in mano agli invasori. Palermo era diventata il porto di smistamento dei cristiani ridotti in schiavitù e destinati ai mercati nordafricani ed orientali: gli uomini sarebbero stati utilizzati per il lavoro e le donne ed i ragazzi per il piacere.

Messina conquistata dai napoletani (843)

Nell'843 l'emiro al-Fadl concluse una alleanza con i napoletani, nonostante la decisa condanna del pontefice romano. L'emiro decise di aggredire la città di Messina e chiamò in suo aiuto l'alleato cristiano. I due eserciti collaborarono nell'assedio di Messina che cadde in mano ai musulmani dopo alcuni mesi di assedio.

Cefalù si arrende (858)

Quando Abu Ibrahim Ahmad (856-863) divenne emiro di Kairouan l'attacco alla Sicilia riprese con più forza. Nell'858 al-Abbas, figlio di al-Fadl, prese Cefalù senza combattere, perché raggiunse un accordo con gli abitanti che accettarono di vivere sotto la dominazione musulmana.

Enna tradita (859)

Il 24 gennaio 859 al-Abbas conquistò Enna dopo un lungo assedio. Riuscì a entrare in città solo per il tradimento di un prigioniero che, per aver salva la vita, rivelò l'esistenza di un passaggio segreto. Secondo i cronisti arabi tutti i soldati cristiani vennero massacrati e la chiesa principale di Enna venne immediatamente trasformata in moschea. al-Abbas vi si recò il primo venerdì dopo la conquista per ringraziare Allah della vittoria, mentre la città risuonava delle urla e dei pianti delle vedove e degli orfani.

Verso Siracusa (877)

Nell'estate dell'877 l'emiro Giafar ibn Muhammad iniziò l'avanzata verso Siracusa. Passò da Caltavuturo, Nicosia, Randazzo. Raggiunse la costa ionica. Incendiò i campi intorno a Taormina. Saccheggiò le campagne intorno a Catania. Poi si presentò davanti a Siracusa.

La città fortificata era situata sull'isola di Ortigia. I sobborghi vennero abbandonati e tutta la popolazione si raccolse tra le mura.

La città era governata da un patrizio greco ed era difesa da soldati provenienti da diverse parti dell'Impero Bizantino (Grecia, Asia Minore, Libano, ecc.), oltre che da milizie siciliane.

L'assedio

Giafar pose il campo nei sobborghi e stabilì il suo comando nella chiesa metropolita.

Iniziò l'assedio.

I mangani martellavano con i loro colpi le mura e le torri della città. Protetti dalle testuggini i soldati musulmani tentavano di scalzare le mura alla base. Gli arieti battevano incessantemente.

Passarono molti mesi. In città i viveri vennero a mancare, le epidemie mietevano molte vittime, ma la popolazione resisteva. Ognuno sapeva bene cosa l'avrebbe aspettato in caso di vittoria dei musulmani.

I siracusani mangiavano le erbe che trovavano sulle mura, le pelli degli animali morti, le ossa spolpate, rosicchiavano il cuoio, divoravano persino i cadaveri dei caduti in battaglia, il cibo più a buon mercato. Le malattie si moltiplicavano velocemente.

I mangani presero a martellare le torri con un tiro diritto. Venne aperta una breccia in una torre, ma i siracusani respinsero l'attacco e riuscirono a costruire una palizzata.

I mangani continuarono a colpire. Altre torri vennero danneggiate, ma i soldati cristiani riuscirono a respingere gli attacchi.

La conquista

Durante l'inverno Giafar lasciò il suo esercito e ritornò a Palermo, dove fu vittima di una imboscata ordita da alcuni congiurati. Il comando passò ad Abu Isa, figlio di Muhammad ibn Qurub, figlio di Ibrahim l'Abissino.

Alla fine di aprile le ostilità ripreso con violenza. La torre che dominava il Porto Grande venne colpita. Franò in parte. L'assalto dei musulmani venne respinto. I siracusani ripararano la breccia, ma ormai tutti sapevano che si era alla fine. Nella città erano rimasti 20.000 abitanti, affamati, malati, feriti.

La resistenza sulla breccia continuò ancora per 20 giorni.

Il 21 maggio 878 iniziò con un tiro violentissimo dei mangani contro i resti della torre, che finì di crollare del tutto. I musulmani entrarono in città dal varco che si era aperto. Raggiunta la chiesa del Salvatore, travolsero i pochi difensori, aprirono le porte e uccisero donne, vecchi, bambini, infermi, monache, preti, tutti coloro che avevano sperato di trovare un rifugio nel luogo santo.

Poi i nordafricani dilagarono in tutta la città. Il massacro non ebbe limiti.

Il comandante della città con settanta nobili si chiuse in una torre per una estrema resistenza.

I musulmani entrarono nella cattedrale, dove si era rifugiato il vescovo Sofronio con altri tre preti. Vollero sapere dove era nascosto il tesoro della cattedrale. Soddisfatti del bottino non uccisero il prelato.

Per tutto il giorno e tutta la notte i siracusani furono in balia dei soldati nordafricani.

Il giorno dopo si arresero anche i settanta nobili.

La carneficina

Tutti gli uomini catturati vivi furono raccolti in una piazza. Cominciò l'esecuzione di tutti coloro che avevano combattuto.

Per primo venne ucciso il comandante, che meravigliò i nordafricani per l'aria forte e serena con cuì affrontò la morte. Poi fu la volta dei settanta nobili, che mostrarono uguale dignità. Infine furono massacrati tutti gli altri che vennero abbandonati alla ferocia della soldataglia.

Alla fine venne dato fuoco ai cadaveri.

Secondo gli storici arabi le vittime del massacro furono 4.000.

Il bottino

Case e chiese furono depredate di ogni bene che avesse qualche valore. Il bottino fu enorme. Si calcola che ammontò a un milione di bizantini d'oro.

Gli schiavi

Uomini e donne furono ridotti in schiavitù e venduti a Palermo, nel Nordafrica e nel Medio Oriente.

La distruzione di Siracusa

Le mura di Siracusa vennero abbattute. Stessa sorte toccò a fortificazioni, chiese, edifici pubblici e privati.

Alla fine di luglio venne dato fuoco a quanto rimaneva della città. Rimasero solo rovine fumanti.

 


 

Riferimenti bibliografici:

Amari M.

I musulmani in Sicilia

 

Arborio Mella F. A.

Gli arabi e l'Islam

Mursia

Finley M. I.

Storia della Sicilia antica

Laterza

Ostrogorsky G.

Storia dell'Impero Bizantino

Einaudi

Panetta R.

I saraceni in Italia

Mursia

 

 
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