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LUCULLO

Il generale odiato dagli affaristi

 

 

Lucullo fu uomo di grande cultura ed umanità.

Fu stretto collaboratore di Silla che lo nominò tutore dei suoi figli.

Condusse la terza guerra mitridatica.

Sconfisse Mitridate, re del Ponto, e Tigrane, re d'Armenia.

Fu sconfitto dagli affaristi, dai politici e dai demagoghi.

Venne rispettato e amato dalle popolazioni da lui conquistate e governate.

Fu vittima di persecuzioni mascherate da processi giudiziari.

 

LocalitÓ: Roma

Epoca: 117-57 a.C.

 


Origini (117-87)

Prima guerra mitridatica (87-80)

Carriera politica (80-74)

Terza guerra mitridatica (73-66)

Ritorno a Roma (66-57)


LE ORIGINI (117-87)

La famiglia

Lucullo (Lucius Licinius Lucullus) nacque nel 117 a.C. da Lucius Licinius Lucullus e da Caecilia Metella.

Il nonno paterno, Lucius Licinius Lucullus, era stato console nel 151 e poi governatore della Hispania Citerior.

Il nonno materno, C. Metellus Calvus, era stato console nel 142.

Metello Numidico (Quintus Caecilius Metellus Numidicus) era suo zio materno. Console nel 109. Metello era stato un valente generale e aveva combattuto contro Giugurta negli anni 108-107. Nel 106 avava ottenuto il trionfo. Censore nel 102, aveva cercato di espellere dal Senato i promotori della legge agraria Lucius Appuleius Saturninus e Gaius Servilius Glaucia, entrambi continuatori dell'opera dei fratelli Gracchi. Nel 100 andò in volontario esilio per non prestare il giuramento di fedeltà alla legge agraria, approvata dal Senato. Nel 99 tornò. Nel 98 Glaucia e Saturninus furono assassinati. Metello morì nel 91.

Un altro zio materno era Metello Dalmatico (Lucius Metellus Dalmaticus), console nel 119 e censore nel 115.

Il padre, Lucius Licinius Lucullus, era stato praetor urbanus nel 104. Nel 103 fu propraetor in Sicilia. Tenne una condotta incerta contro gli schiavi in rivolta. Al suo ritorno venne accusato di corruzione da Servilius Augur e andò in esilio in Lucania.

Caecilia Metella, la madre, era sospettata di condurre una vita non conforme alla moralità.

Aveva un fratello minore Marco, al quale era molto affezionato e che condivise con lui la carica di edile.

Cultura

Lucullo padroneggiava perfettamente latino e greco. Fu un ottimo oratore. Era appassionato di filosofia. Inclinava alla Accademia antica ossia alla filosofia platonica.

Il filosofo Antioco di Ascalona e il poeta Archia lo accompagnarono durante la prima guerra mitridatica.

Attività

Lucullo si dedicò alla carriera forense.

Processo a Servilio Augure

Lucullo, insieme al fratello Marco, portò in giudizio Servilius Augur, l'accusatore di suo padre, e cercò di dimostrare che egli rubava allo Stato. Ma Servilius venne assolto in mezzo a scontri violenti che provocarono morti e feriti.

Tribuno militare

Lucullo combatté con il grado di tribunus militum durante la guerra sociale (91-88). Scrisse in greco una storia della guerra sociale, detta anche guerra marsicana.

Questore

A 30 anni, nell'88 o 87, fu quaestor. Con tale carica seguì il generale Silla (Lucius Cornelius Sulla) in Grecia per partecipare alla prima guerra mitridatica.

 


PRIMA GUERRA MITRIDATICA (87-80)

 

Quadro di riferimento

Nel 91, mentre in Italia scoppiava la guerra sociale, Mitridate VI Eupatore, re del Pontus, espulse dalla Bithynia il re Nicomede III, alleato di Roma. Tigrane, il re d'Armenia, invase la Cappadocia, in nome del re del Ponto, e ne scacciò il re Ariobarzane, alleato di Roma.

Nel 90 Roma inviò il generale Aquilio per reintegrare Nicomede e Ariobarzane. La restaurazione durò poco.

Nell'89 la guerra si riaccese. Mitridate disponeva di un esercito che, secondo Appiano, ammontava a 250.000 uomini, 40.000 cavalli e 300 navi pontate. L'esercito di Aquilio venne distrutto e la flotta romana, di stanza a Bisanzio, venne in parte distrutta ed in parte catturata. Mitridate spostò le sue forze nell'Egeo e in Grecia. Molte città insorsero contro Roma. Mitridate ordinò il massacro di tutti i cittadini romani od italici. Furono uccise 80.000 persone. Atene passò dalla parte di Mitridate. Nell'88 Achei, Lacedemoni e Beoti si ribellarono a Roma.

Nell'estate dell'87 l'esercito d'Italia, costituito da 5 legioni, circa 25.000 uomini, raggiunse la Tessaglia sotto la guida del generale Silla.

Lucullo venne mandato da Silla ad avvertire Caio Senzio, il pretore della Macedonia, che doveva lasciare il comando della guerra in osservanza di quanto deciso dal Senato romano.

Silla incaricò Lucullo di coniare delle monete: i cosidetti "luculliani".

Silla pose l'assedio ad Atene e al Pireo, difese dal generale pontico Archelao. Atene cadrà il primo marzo 86 e verrà saccheggiata.

Totalmente privo di forze navali Silla mandò Lucullo a raccogliere una flotta presso i re alleati o possibili alleati.

Nell'inverno 87-86 Lucullo partì con tre navi greche e due rodiesi. Lo accompagnavano il filosofo Antioco di Ascalona e il poeta Archia.

A Creta

La prima tappa fu Creta, che Lucullo convinse a passare dalla parte di Silla.

A Cirene

Poi Lucullo si recò in Libia a Cirene, che trovò agitata da lotte intestine. Emanò una nuova costituzione e riportò la pace nella città.

In Egitto

Durante la navigazione verso l'Egitto Lucullo venne assalito dai pirati, rimase con una sola nave, ma riuscì a raggiungere Alessandria. Re Tolomeo X Sotere II Latiro non volle aderire all'alleanza con Roma.

In Fenicia e a Cipro

Lasciato l'Egitto, Lucullo, scortato da una squadra navale di Tolomeo, si diresse verso Cipro, terra ancora sotto dominio tolemaico, dopo aver raccolto alcune navi dalle città della Fenicia. I nemici lo aspettavano, ma Lucullo riuscì ad evitarli navigando di notte con le vele alzate e di giorno con le vele ammainate.

A Rodi

Arrivato a Rodi, ebbe conferma della alleanza dei rodiesi con Roma. Ricevette altre navi.

Cos, Cnido, Samo, Chio, Colofone

Convinse anche gli abitanti di Cos e di Cnido a passare dalla parte di Silla. Liberò Samo, Chio e Colofone.

La vicenda di Pitane

Mitridate intanto era stato assediato in Pitane, vicino a Pergamo, dal generale romano Fimbria.

Cinna, che nell'87 aveva fatto un colpo di stato a Roma contro Silla, aveva inviato Valerio Flacco con due legioni per sostituire Silla nella guerra contro Mitridate. Fimbria si era ribellato a Flacco e i soldati avevano finito per uccidere il loro comandante. Fimbria venne accettato dai rivoltosi di Roma come legittimo comandante.

Mitridate organizzò la fuga da Pitane con la flotta pontica dirigendosi verso Mitilene. Fimbria chiese l'intervento di Lucullo per bloccare Pitane dal mare, ma Lucullo, seguace di Silla, non intervenne.

Chersoneso

Nell'inverno dell'85 la flotta alleata venne portata a proteggere il passaggio dell'esercito di Silla dal Chersoneso all'Asia Minore.

Pace di Dardano

Nell'agosto 85 re Mitridate e Silla fecero un accordo. Mitridate si impegnava a rientrare nei suoi domini e a pagare una indennità di ventimila talenti.

Riscossione della indennità

Lucullo venne incaricato di riscuotere l'indennità. Il suo comportamento, dopo le durezze di Silla, diede respiro alle popolazioni greche.

Ribellione di Mitilene

Nell'88 gli abitanti di Mitilene, alleati di Roma, avevano consegnato la città a Mitridate. Ritornati con i Romani si ribellarono nuovamente. Lucullo accorse con la flotta e pose l'assedio alla città. Fu solo nell'80 che il console M. Minucio Termo ebbe ragione di Mitilene.


CARRIERA POLITICA (80-74)

 

Quadro di riferimento

Nell'80 Lucullo rientrò a Roma.

Silla gli dedicò le sue Memorie e lo nominò tutore dei suoi figli Fausto e Fausta.

Ritiro di Silla a vita privata

Nel 79 Silla rifiutò il consolato, si ritirò a vita privata e andò a vivere in Campania, vicino ai molti veterani che avevano combattuto con lui.

Edile

Nel 79 Lucullo divenne aedilis curulis, carica a cui era stato eletto mentre era ancora lontano da Roma. Anche il fratello Marco venne eletto. I due organizzarono dei giochi spettacolari. Venne costruita una scena girevole per le manifestazioni teatrali.

Matrimonio

Intorno al 79 Lucullo si sposò con Clodia, figlia di Appio Claudio e sorella di Clodio.

Morte di Silla

Nel 78 Silla morì all'età di 60 anni.

Pretore

Nel 78 Lucullo fu praetor. Venne eletto nonostante che non fosse stato rispettato il previsto intervallo tra una carica e l'altra.

Propretore

Nel 77 e 76 fu propraetor in Africa.

Console

Nel 74, all'età di 42 anni, Lucullo divenne console con collega Marcus Aurelius Cotta, che era stato pretore nel 77.

P. Cornelio Cetego, ex seguace di Mario, passato a Silla, era un uomo molto influente e poteva far assegnare incarichi importanti. Arrivata la notizia della morte del governatore della Cilicia Ottavio, ebbe inizio la corsa per farsi assegnare l'incarico vacante. Lucullo ricorse all'appoggio di Precia, amante di Cetego. La bella cortigiana convinse Cetego e questi riuscì a convincere i senatori.

Per il 73 vennero affidate;

- a Lucullo le province di Asia e Cilicia, oltre che il comando delle operazioni a terra;

- a Cotta la provincia di Bithynia e il comando navale.

 


TERZA GUERRA MITRIDATICA (73-67)

 

Quadro di riferimento

Nel 74 re Nicomede IV lasciò in eredità ai Romani la Bithynia. M. Giunio Giunco, governatore della provincia d'Asia venne incaricato di annettere la Bithynia, dove si riversarono anche i pubblicani, incaricati di cominciare a riscuotere le imposte.

Mitridate VI Eupatore, re del Ponto, sostenne un presunto figlio di Nicomede, e occupò la Bithynia.

Ottavio, governatore della Cilicia, morì improvvisamente e non poté portare aiuto al collega M. Giunio Giunco.

Forze di Lucullo

A Lucullo venne assegnata una sola legione in quanto all'arrivo in Asia avrebbe preso il comando:

- delle due legioni di Fimbria, composte da militari già sostenitori dei populares contro Silla; erano dall'86 nella provincia d'Asia; prima avevano ammazzato il console Flacco, loro generale, e poi avevano consegnato Fimbria, loro nuovo comandante, a Silla; alcuni diserteranno ed entreranno nell'esercito di Mitridate;

- delle due legioni del defunto Ottavio; questi legionari erano dal 78 in Cilicia.

In totale 5 legioni, circa 30.000 uomini e 1.600 cavalieri, reclutati tra gli alleati, in particolare Galati. Plutarco parla di 2.500 cavalieri.

Lucullo dovette riorganizzare le truppe demoralizzate e indisciplinate.

Forze di Mitridate

Mitridate disponeva di 120.000 fanti, 16.000 cavalieri, 100 quadrighe falcate. Aveva inoltre 400 navi poste al comando di Aristonico.

Alleati di Mitridate

Mitridate ebbe l'appoggio di Quintus Sertorius, un uomo politico della fazione mariana, che si era ribellato a Roma e si era impadronito della Iberia.

Nel 75 Sertorio concluse un accordo con Mitridate, consigliato da due disertori fimbriani Lucio Magio e Lucio Fannio. Sertorio avrebbe rinunciato ad alcuni territori già conquistati da Roma e avrebbe inviato dei consiglieri militari ad alto livello. Mitridate avrebbe inviato a Sertorio navi e denaro per la sua lotta contro Roma.

Nel 74 arrivò presso il re del Ponto il generale Marco Vario, chiamato da Plutarco Mario.

A Calcedonia

I Romani residenti in Bithynia, di fronte all'avanzata di Mitridate, si ritirarono a Calcedonia (odierna Kadikoy, sobborgo di Uskudar), città della Bithynia posta di fronte a Bisanzio, dove si trovava la squadra navale di Cotta. Questi Romani erano principalmente publicani et negotiatores, in sostanza affaristi che cercavano di approfittare della popolazione locale. In seguito saranno scacciati da Lucullo.

Battaglia di Calcedonia

Mitridate entrò nella regione di Calcedonia dalla parte asiatica del Bosforo Tracico, lo stretto che mette in comunicazione il Ponto Eusino (odierno Mar Nero) con la Propontide (odierno Mar di Marmara).

Cotta bloccava la Propontide. Lucullo avanzava in Frigia, facente parte della provincia d'Asia, in direzione del fiume Sangario (odierno Sakarya). Mitridate stava per essere chiuso tra i due eserciti romani.

Ma Cotta non attese l'arrivo di Lucullo e accettò la battaglia che Mitridate gli offriva. Cotta venne sconfitto sia in mare che in terra. Perse 60 navi e circa 5.000 fanti. Dovette ritirarsi a Calcedonia, dove venne assediato da Mitridate.

Una parte dell'esercito pontico, sotto la guida di Mario, andò a bloccare l'avanzata di Lucullo. I due eserciti si incontrarono vicino a Nicea, nella zona del lago Ascanio. Lucullo non accettò battaglia sia per la grandezza dell'esercito avversario, sia perché aveva scelto una tattica di logoramento. Riteneva infatti che i pontici avrebbero avuto difficoltà logistiche per mantenere un esercito di tali proporzioni.

Mitridate e Mario, lasciato un presidio a Calcedonia, riunirono le loro forze e avanzarono verso la provincia d'Asia. Mario concesse la libertà alle città e le esentò dalle tasse.

Lucullo prese a seguire l'esercito pontico.

Il Senato romano, probabilmente impressionato dalla sconfitta di Calcedonia, aveva stanziato la somma di 3.000 talenti per sostenere la guerra e realizzare una flotta. Lucullo rifiutò il sostegno dell'erario. Disse che sarebbero bastate le navi alleate.

Assedio di Cizico

Nell'inverno 74-73 Mitridate pose l'assedio a Cizico (presso l'odierna Balkiz), città situata sulla costa meridionale della Propontide e provvista di due porti. Gli abitanti di Cizico avevano partecipato alla battaglia di Calcedonia subendo gravi perdite: 30.000 uomini e 10 navi, ognuna con circa 300 uomini di equipaggio e 120 fanti.

Mitridate portò le sue truppe, oltre 50.000 uomini, alle falde del monte Adrastea, di fronte a Cizico. Attaccò la città con 400 navi, l'intera flotta.

Lucullo si attestò in posizione utile per controllare le vie di rifornimento dell'esercito pontico e riuscì ad inviare truppe all'interno della città assediata.

L'inverno avanzava, le comunicazioni via mare erano praticamente interrotte e la carestia si diffondeva nell'esercito pontico. Anche una epidemia si diffuse tra le truppe malnutrite.

Mitridate decise di allontanare la cavalleria e parte dell'esercito, ma Lucullo, presso il fiume Rindaco, riuscì a intercettarli e a sconfiggerli. Furono catturati 6.000 cavalieri e 15.000 fanti.

L'ammiraglio Aristonico tentò di imbarcarsi con 10.000 monete d'oro con le quali voleva corrompere le legioni fimbriane, ma fu catturato e consegnato a Lucullo.

Mitridate diede l'ordine all'esercito di ritirarsi via terra mentre egli fuggiva via mare. Lucullo affrontò l'esercito pontico presso il fiume Granico, lo stesso presso cui si era svolta la vittoriosa battaglia di Alessandro contro i Persiani. Caddero 20.000 Pontici e molti altri furono fatti prigionieri. Secondo Appiano la battaglia si svolse sul fiume Esopo. Potrebbero essersi svolti più scontri. I superstiti pontici si rinchiusero in Lampsaco, città sulla costa asiatica dell'Ellesponto (odierno stretto dei Dardanelli).

Vittorie navali

Nell'inverno 73-72 Lucullo riportò significative vittorie sulla flotta pontica. Presso Tenedo vennero catturate 13 quinqueremi comandate dal pirata Isidoro. Altre 32 navi da guerra vennero affondate presso Lemno, dove si trovava una flotta comandata da Mario, il generale di Sertorio, che venne fatto prigioniero insieme ad Alessandro di Paflagonia e Dioniso, eunuco di Mitridate. Mario venne ucciso. Dioniso si avvelenò e Alessandro fu portato a Roma.

Lucullo affidò le operazioni navali a Caius Valerius Triarius e a Barba, nell'area della Propontide, e a Voconius, nel golfo di Nicomedia, dove si era rifugiato Mitridate. Intanto con l'esercito avanzava verso Nicomedia. Anche Cotta si diresse verso Nicomedia.

Mitridate riuscì a fuggire via mare per il ritardato arrivo di Voconio. Una tempesta disperse la flotta pontica. Il re salì su una nave corsara e raggiunse Eraclea Pontica, alleata di Mitridate e controllata da una guarnigione di 4.000 uomini comandati dal celto Connacorice.

Nicomedia

A Nicomedia si tenne un incontro per decidere come proseguire la guerra. Cotta ebbe il compito di conquistare Eraclea e a Triario fu affidato il compito di attaccare la flotta pontica che tornava dalla Iberia dopo la morte di Sertorio. Lucullo invase il regno di Mitridate.

Nel Ponto

Dopo aver attraversato la Bithynia e la Galazia, Lucullo nell'estate del 72 raggiunse il Ponto. Le città si arrendevano senza combattere e i soldati mormoravano per la mancanza di bottino. I fimbriani chiesero di farsi consegnare i castelli e la custodia del tesoro.

Assedio di Amiso

Venne posto l'assedio a Temiscira e ad Amiso, residenza del re e capitale commerciale del Ponto.

Alla fine dell'inverno 72-71 Lucullo lasciò all'assedio di Amiso il generale Lucius Licinius Murena, figlio dell'omonimo generale di Silla che nell'86 aveva guidato l'ala sinistra nella battaglia di Cheronea contro Archelao, luogotenente di Mitridate.

Cabira

Lucullo si diresse verso Cabira (in seguito Diospolis o Sebaste), dove si trovava Mitridate con 40.000 fanti e 4.000 cavalieri guidati dai generali Diofante e Tassile. Memnone parla di 8.000 cavalieri.

Problemi logistici colsero nuovamente l'imponente esercito pontico, che rimase senza vettovaglie. Lo scoraggiamento si diffuse nel campo quando il seguito del re cominciò a fare preparativi per abbandonare la zona. Iniziò una fuga incontrollata. Lo stesso Mitridate ebbe difficoltà a mettersi in salvo in mezzo alla ressa.

I Romani iniziarono l'inseguimento, ma il re abbandonò i suoi tesori e i soldati si fermarono a raccogliere l'oro, dando tempo a Mitridate di raggiungere Comana, da dove ripartì con 2.000 uomini.

Mogli e figlie di Mitridate erano al sicuro nella città di Farnacia. Mitridate inviò l'eunuco Bacchide ad ucciderle per impedire che venissero catturate dai Romani. Lucullo aveva salvato molti parenti di Mitridate e rimase scosso per l'inutile strage.

Talaura

A metà del 71 Lucullo arrivò a Talaura, città da cui Mitridate si era allontanato appena quattro giorni prima dirigendosi verso l'Armenia, dove regnava suo genero Tigrane. Lucullo interruppe l'inseguimento.

Conquista di Amiso

Lucullo ritornò ad Amiso per concludere l'assedio. La città venne conquistata e seriamente danneggiata dal fuoco appiccato da Callimaco, il generale che aveva diretto le operazioni di difesa, prima di abbandonare le mura.

Ad Efeso - Riforme

Lucullo si trasferì ad Efeso ed iniziò a rivedere l'organizzazione dei territori.

Lucullo era un abile amministratore e risollevò la sorte delle province devastate dalla guerra. Il tasso d'interesse massimo venne fissato al 12% annuo, contro il 48% usualmente preteso dagli usurai. Vennero aboliti gli interessi eccedenti il capitale. Venne ordinato che il creditore non potesse esigere più della quarta parte del reddito del debitore. Si stabilì che non ci potesse essere cumulo di capitale e di interessi maturati.

Le sue riforme provocarono l'ostilità degli esattori romani i cui profitti ebbero un tracollo. Gli usurai si rivolsero a Roma per sollecitare la rimozione di Lucullo e l'annullamento delle sue disposizioni. Molti senatori erano indebitati e venivano finanziati dagli stessi affaristi.

Lucullo organizzò dei giochi a Efeso e molte città celebrarono delle feste dette Luculliane.

Lucullo chiese al Senato di inviare una commissione per organizzare i nuovi territori.

Missione presso Tigrane

Appius Claudius Pulcher venne inviato presso Tigrane per richiedere la consegna di Mitridate. In quel periodo Tigrane stava conquistando la Fenicia. Nell'84 aveva annesso la Siria settentrionale. Il suo regno era in piena espansione. L'incontro tra Appio e Tigrane avvenne ad Antiochia. Non venne raggiunto alcun accordo. Mitridate non venne consegnato.

Conquista di Sinope ed Eraclea

Nel 70 Lucullo ritornò con l'esercito nel Ponto per completarne la conquista. Venne presa Sinope, città natale di Mitridate.

Nello stesso anno fu espugnata Eraclea, dopo un lungo assedio. Valerio Triario lasciò che le truppe la saccheggiassero.

Accordi con Macarete

Nella primavera del 69 il figlio di Mitridate, Macarete, che regnava sul Bosforo, avviò trattative di pace con Lucullo. L'accordo venne raggiunto e Macarete divenne amico e alleato del popolo romano.

In guerra con l'Armenia

Nell'estate del 69 Lucullo lasciò Sornazio e M. Fabio Adriano con 6.000 soldati a difendere il Ponto e Triario a difendere la provincia d'Asia. Poi con 12.000 uomini e 3.000 cavalieri si avviò verso l'Armenia.

Il Senato non era stato consultato e la decisione di intraprendere la guerra era esclusivamente di Lucullo. Il partito degli affaristi si unì a quello dei demagoghi della plebe e avviò una campagna contro Lucullo. I demagoghi sobillarono anche le truppe che cominciarono a divenire indisciplinate.

Conquista di Tigranocerta

Lucullo con una veloce marcia superò l'Eufrate, attraversò la Sofene e, dopo aver passato il Tigri, entrò in Armenia.

Tigrane inviò Mitrobarzane con 3.000 cavalieri e molti fanti a fermare l'esercito romano. Lucullo gli inviò contro Sestilio con 1.600 cavalieri e altrettanti fanti. Gli Armeni vennero sconfitti.

Tigrane abbandonò Tignanocerta, la capitale da lui stesso fondata, situata ad est del Tigri. Il re si ritirò verso il Tauro per raccogliere nuove truppe.

Lucullo mandò all'inseguimento Murena che raggiunse Tigrane e lo sconfisse mentre stava attraversando una gola.

Sestilio bloccò alcune tribù arabe che stavano accorrendo in aiuto di Tigrane.

Venne posto l'assedio a Tigranocerta, difesa dal generale Mancheo.

Mitridate stava raccogliendo un esercito e sconsigliò Tigrane dall'accettare battaglia. Anche Tassile venne inviato nel campo armeno per impedire lo scontro.

Invece appena raggiunto dai rinforzi Tigrane decise di affrontare Lucullo. Secondo Plutarco aveva 225.000 combattenti e 35.000 addetti alla logistica.

Lucullo lasciò Murena ad assediare Tignanocerta. Poi si diresse contro Tigrane con 10.000 fanti, 3.000 cavalieri e 1.000 tra arcieri e frombolieri.

Tigrane disse "Se vengono come ambasciatori sono molti, se invece vengono come combattenti sono pochi".

Il 6 ottobre del 69 avvenne la battaglia. Lucullo vinse.

Tigranocerta venne conquistata.

Le popolazioni greche e barbare, che Tigrane aveva costretto a trasferirsi a Tigranocerta, poterono tornare alle loro case.

Mitridate e Tigrane

Mitridate incontrò Tigrane in fuga. Il comando supremo dell'esercito venne affidato al re del Ponto. Fu deciso di raccogliere nuove truppe. Vennero arruolati 70.000 fanti e 35.000 cavalieri. In tutte le città d'Armenia furono create fabbriche di armi.

I Parti

Dopo la sconfitta di Tigranocerta Tigrane cercò l'alleanza dei Parti contro Roma. Fraate III si dichiarò ufficialmente neutrale ma continuò le trattative con entrambi i contendenti.

Primo ammutinamento dell'esercito

Nel 68 le truppe romane di stanza nel Ponto si rifiutarono di raggiungere Lucullo nella Gordiene.

Anche nel campo di Lucullo ci furono ammutinamenti.

I soldati erano sobillati dai demagoghi. Sotto Lucullo militava Publio Clodio, fratello di Appio Claudio. Clodio era il fratello della moglie di Lucullo. Pensava di non aver avuto i dovuti onori ed era divenuto un nemico acerrimo di Lucullo. Fu lui ad istigare le truppe fimbriane alla ribellione. Clodio sosteneva che non era più necessario combattere, occorreva tornare a casa e godere del frutto di tante guerre vittoriose. Secondo Clodio Lucullo stava facendo una guerra personale e il suo amore di gloria lo avrebbe spinto sempre verso nuovi combattimenti. Inoltre Lucullo veniva accusato di non fare i soldati sufficientemente partecipi del bottino.

Battaglia di Arsania

Lucullo si pose all'inseguimento di Tigrane. Attraversò il Tauro e si diresse verso Artaxata, dove era la reggia di Tigrane.

Nel settembre del 68, sul fiume Arsania, avvenne la battaglia. Lucullo vinse. Mitridate e Tigrane fuggirono.

Secondo ammutinamento dell'esercito

La via di Artaxata era libera, ma un nuovo ammutinamento costrinse Lucullo a invertire la marcia in direzione sud.

Nisibi

Venne posto l'assedio a Nisibi, difesa da Gura, fratello di Tigrane, e dal generale Callimaco. La città venne espugnata e una parte dell'esercito poté passare l'inverno 68-67 nelle mura della città. Un'altra parte dell'esercito agli ordini di L. Fannio pose il campo invernale nella Gordiene.

Mitridate alla riscossa

Approfittando della lontananza di Lucullo, Mitridate sconfisse M. Fabio Adriano nel 68. Poi attaccò Sornazio che presidiava il Ponto. C. Valerio Triario, accorso in aiuto di Adriano, venne sconfitto nel 67 a Zela. Il re riebbe il controllo del suo regno.

Reazione di Lucullo

Lucullo accorse in aiuto di Triario, ma non riuscì ad impegnare Mitridate, che attendeva l'arrivo di Tigrane.

Terzo ammutinamento dell'esercito

Per evitare che i due re si ricongiungessero Lucullo voleva rimettersi in marcia contro Tigrane.

Ma nell'estate del 67 i soldati fimbriani si ammutinarono per la terza volta. Dicevano di avere diritto al congedo e che Lucullo non aveva più alcun potere essendo stato sostituito dal Senato romano.

Nel settembre del 67 i fimbriani si unirono a Glabrione, nuovo governatore del Ponto.

Lucullo in disgrazia

Quando la Commissione dei Dieci, richiesta nel 70 al Senato dallo stesso Lucullo per sistemare i nuovi territori, si presentò nel Ponto, probabilmente nel 68, non poté agire perché i territori erano stati riconquistati da Mitridate. Inoltre ebbe modo di verificare che il generale aveva problemi con le sue truppe.

A Roma si scagliarono contro Lucullo sia gli affaristi, da lui severamente colpiti negli interessi, sia i demagoghi capitanati da Publio Clodio, che facevano da collegamento con l'esercito di cui avevano fomentato la rivolta.

Nel 68 il pretore Lucio Quinzio si battè per togliere il comando a Lucullo e per congedare la maggior parte dei soldati.

Riassegnazione della Cilicia

Nel 68 la Cilicia venne assegnata al console Quinto Marcio Rege.

Riassegnazione della Bithynia e del Ponto (lex Gabinia)

Il 10 dicembre 68 Aulo Gabinio venne eletto tribuno del popolo.

Nel 67 con la lex Gabinia, sostenuta dal tribuno del popolo, le province della Bithynia e del Ponto furono assegnate al proconsole Manlio Acilio Glabrione, console dell'anno precedente. Glabrione mandò in giro araldi ad avvisare che Lucullo era decaduto dal suo potere e che i soldati non dovevano più servire sotto Lucullo pena la confisca dei loro beni.

Pompeo combatte i pirati

Poco tempo dopo lo stesso Gabinio propose di affidare un comando straordinario per la lotta contro i pirati a Pompeo. La proposta venne appoggiata dal questore Giulio Cesare. Cicerone non si schierò. Si opposero C. Calpurnio Pisone, Quinto Ortensio, Quinto Lutazio Catulo e la maggioranza dei senatori. Pompeo in poco tempo fece sparire i pirati dal Mediterraneo.

Pompeo nuovo comandante della guerra contro Mitridate (rogatio Manilia)

All'inizio del 66 con la rogatio Manilia, del tribuno C. Manilio, il comando della guerra mitridatica venne affidato a Pompeo, che aveva recentemente risolto il problema dei pirati. A favore si erano schierati Giulio Cesare, Cicerone, gli affaristi, alcuni senatori preoccupati per la situazione dell'Oriente. Contro votarono Quinto Ortensio e Quinto Lutazio Catulo.

Pompeo assume il comando

Pompeo, assunto il comando, annullò le disposizioni della Commissione dei Dieci e i provvedimenti presi da Lucullo.

Nel 66 Pompeo e Lucullo si incontrarono a Danala nel territorio dei Troiani. A Lucullo furono lasciati 1.600 soldati per poter celebrare il trionfo a Roma.


RITORNO A ROMA (66-56)

 

A Roma

Nel 66 Lucullo rientrò a Roma. Aveva 50 anni.

Si ritirò nella sua residenza sul Pincio, dove erano i famosi Horti luculliani.

Lucullo, esponente dell'aristocrazia, aveva tra i suoi amici: Quinto Lutazio Catulo, Quinto Ortensio, Quinto Cecilio Metello Pio, figlio del Numidico, Metello Cretico e Catone.

Lucullo divorziò da Clodia, sorella di Clodio e si risposò con Servilia, figlia di Q. Servilio Cepione, fratellastro di Catone. Ma il matrimonio durò poco a causa della dissolutezza della donna, che venne presto ripudiata.

La vita di Catullo a Roma venne contrassegnata da una serie di vicende giudiziarie connesse con lotte politiche.

Processo a Marco, fratello di Lucullo

Marco, fratello di Lucullo, venne sottoposto a processo per le accuse mosse da Caius Memmius, tribuno della plebe nel 66, per fatti risalenti al tempo di Silla, quando Marco era questore.

Marco venne assolto.

Processo a Lucullo

Allora C. Memmius, uomo di Pompeo, accusò Lucullo di malversazione durante la guerra mitridatica e di volontario prolungamento della guerra.

L'accusa bloccò la celebrazione del trionfo di Lucullo. Per tre anni si discusse del problema.

Cicerone aveva appoggiato la richiesta di trionfo ed aveva ottenuto in cambio l'appoggio di Lucullo sulla condanna dei catilinari. Inoltre nelle elezioni del 63 i veterani di Lucullo garantirono l'elezione di L. Licinio Murena al consolato.

Trionfo

Nel 63 venne finalmente celebrato il trionfo di Lucullo. Ad ogni soldato venne fatto un donativo di 950 dracme.

Ad Ercole venne dedicata la decima parte del bottino.

All'erario furono consegnati molti oggetti preziosi tra cui la corona di Macarete e quella di Tigrane.

Processo ad Archia poeta

Nel 62 Caius Memmius apriva una nuova controversia legale contro Archia, il poeta di Lucullo, accusato di avere illegalmente la cittadinanza romana. Cicerone, Lucullo e Metello Pio presero le difese del poeta, oggetto di persecuzione da parte del sodale di Pompeo.

Processi contro Clodio

Lucullo testimoniò contro Clodio nel processo per lo scandalo della Bona Dea. Ma Clodio venne prosciolto da ogni accusa.

Clodio venne anche prosciolto dall'accusa di tradimento per i fatti svoltisi in Armenia (sobillazione delle truppe) che avevano impedito a Lucullo di realizzare i suoi piani strategici.

Lucullo accusato di assassinio

Nel 59 Lucullo venne accusato da L. Vettio di essere il mandante di un tentato assassinio di Pompeo. L'accusa non venne creduta da nessuno. Era una invenzione dei pompeiani. Vettio morì misteriosamente in carcere.

Ritiro a vita privata

Nel 58 Lucullo si ritirò a vita privata. Cicerone era in esilio volontario in Grecia. Catone era stato mandato a Cipro, su proposta di Clodio. Roma era governata dal triumvirato di Cesare, Pompeo e Crasso.

Morte

Lucullo morì nel 57 a 60 anni.

Il popolo avrebbe voluto seppellirlo nel Campo di Marte accanto a Silla.

Il fratello Marco invece provvide alla sepoltura nella villa familiare di Tuscolo.

 


 

Riferimenti bibliografici: Fonti primarie

Appiano

Le guerre di Mitridate

Mondadori

Cassio Dione

Storia Romana - Libri XXXVI-XXXVIII

Rizzoli

Cicerone

Pro Archia poeta

 

Cicerone

Academici Priores: Lucullus

 

Cornelio Nepote

Vite dei massimi condottieri

Rizzoli

Diodoro Siculo

Biblioteca storica

Rusconi

Floro

Epitome di storia romana

Rusconi

Plutarco

Vite parallele: Agesilao - Pompeo

Rizzoli

Plutarco

Vite parallele: Lisandro - Silla

Rizzoli

Plutarco

Vite parallele: Demostene - Cicerone

Rizzoli

Plutarco

Vite parallele: Cimone - Lucullo

Rizzoli

Plutarco

Vite parallele: Alessandro - Cesare

Rizzoli

Plutarco

Vite parallele: Focione - Catone Uticense

Rizzoli

Plutarco

Vite parallele: Nicia - Crasso

Rizzoli

Strabone

Geografia: Il Caucaso e l'Asia Minore

Rizzoli

Tito Livio

Storia di Roma dalla sua fondazione

Rizzoli

Valerio Massimo

Detti e fatti memorabili

TEA

Riferimenti bibliografici: Fonti secondarie

     

***

Antichità classica

Garzanti

Mommsen T.

Storia di Roma antica

Sansoni

Piganiol A.

Le conquiste dei Romani

EST

Scullard H. H.

Storia del mondo romano

Rizzoli

 

 
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