Maat - Conoscere la storia per creare il futuro -To know the history to create the future

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Cartesio
Prove dell'esistenza di Dio

 

Descartes

 

"Cartesio è un eroe, che ricominciò da capo l'impresa, e restituì alla filosofia
quel terreno al quale essa tornò soltanto adesso
dopo trascorsi mille anni"
(G. W. F. Hegel, Lezioni sulla storia della filosofia, Cartesio)

"Mentre per la metafisica premoderna la conoscenza dell'universo diveniente
è la base a partire dalla quale si giunge alla conoscenza dell'esistenza della Realtà immutabile e divina,
per la metafisica di Cartesio, al contrario, la conoscenza dell'esistenza di Dio
è il fondamento della conoscenza dell'universo che esiste al di là delle rappresentazioni dell'io"
(E. Severino, La filosofia dai Greci al nostro tempo, La filosofia moderna, V, 10)

"Tutta la filosofia è come un albero, di cui le radici sono la metafisica, il tronco è la fisica, e i rami che sorgono da questo tronco sono le altre scienze, che si riducono a tre principali: la medicina, la meccanica e la morale, intendo la più alta e la più perfetta morale, che presupponendo una conoscenza completa delle altre scienze, è l'ultimo grado della saggezza"
(Cartesio, Principia philosophiae,  Lettera-prefazione)

 

Località: Europa

Epoca: 1596-1650


 

Indice

Vita di Cartesio

Le opere in cui Cartesio tratta della esistenza di Dio

La prova dell'esistenza di Dio nella Meditazione Terza

La prova della esistenza di Dio nella Meditazione Quinta

Estratti dalle opere di Cartesio

 


 

Vita di Cartesio

 

La formazione (1596-1616)

1596 - Il 31 marzo René Descartes nasce a La Haye in Touraine. Il padre è consigliere al parlamento di Bretagna a Rennes.

1597 - Muore la madre e Descartes va a vivere con la nonna materna.

1607 - A undici anni entra al Collegio Reale di La Flèche, gestito dai gesuiti.

1614 - Si reca a Poitiers per compiere gli studi all'università.

1616 - A venti anni ottiene il baccellierato e il licenziato in diritto civile e canonico.

 

La giovinezza (1618-1628)

1618 - A ventidue anni entra nell'esercito al seguito del protestante Maurizio di Nassau, principe di Orange. Vi rimane per circa quindici mesi. Studia matematica e architettura militare.

1619 - Si arruola nell'esercito del cattolico duca Massimiliano di Baviera.

1619 - Nella notte tra il 10 e l'11 novembre, a Neubourg in Boemia, ha un sogno che viene interpretato come l'indicazione ad una vita dedicata al sapere. Rinuncia alla vita militare.

1620-1622 - Viaggia in Germania, Olanda e Francia.

1623 - A Parigi incontra Padre Marin Mersenne, dell'Ordine religioso dei Minimi, filosofo e teologo, difensore delle posizioni di Galileo.

1623-1625 - In Italia incontra Pierre de Bérulle, fondatore dell'Ordine della Congreazione dell'Oratorio. Rientra in Francia.

1625-1628 - Vive principalmente a Parigi. Scrive le Regulae ad directionem ingenii, ma interrompe il lavoro nel 1628.

 

La maturità (1629-1650)

1629 - A trentatre anni si trasferisce stabilmente in Olanda. Pur essendo cattolico e rimanendo tale, pensa di trovare maggiore libertà intellettuale in un paese protestante.

1629 - Descartes si dedica completamente agli studi.

1633 - Galileo viene condannato. Descartes aveva già pronto per la stampa il trattato Du monde. Ne annulla la pubblicazione.

1637 - A quarantuno anni pubblica anonimo a Leida, in Olanda, Discours de la méthode pour bien conduire sa raison et chercher la verité dans les sciences. Plus la dioptrique, les metéores, et la géometrie qui sont des essais de cette méthode. Descartes fu filosofo, ma anche fisico e matematico, oltre che studioso di medicina. A lui si deve l'invenzione della geometria analitica.

1641 - Pubblica a Parigi le Meditationes de prima philosophia, dedicato ai professori gesuiti della Sorbona. Marin Mersenne, prima della pubblicazione, sottopone l'opera al giudizio di illustri pensatori, tra cui il teologo giansenista Antoine Artaud, il filosofo inglese Thomas Hobbes, il filosofo atomista Pierre Gassendi. Le loro critiche e le risposte di Descartes vengono incluse nella edizione dell'opera.

1642 - Il senato accademico dell'università di Utrecht vieta l'insegnamento della "nuova filosofia" cartesiana.

1642 - Pubblica la seconda edizione delle Meditationes con l'aggiunta di altre obiezioni e risposte.

1643 - Inizia la corrispondenza con la venticinquenne principessa Elisabetta, figlia dell'ex re di Boemia, in esilio in Olanda. La principessa è una studiosa di filosofia.

1644 - Pubblica ad Amsterdam i Principia philosophiae, di cui la prima parte è dedicata alla metafisica e le altre tre alla fisica.

1645 - Le opere di Descartes suscitano molte polemiche. I magistrati di Utrecht vietano la pubblicazione di scritti a favore o contro Descartes.

1645 - L'università di Leida condanna Descartes, accusato di essere pelagiano e blasfemo.

1647 - A Parigi vengono pubblicate, in traduzione francese autorizzata dall'autore, due opere: Les méditations metaphysiques sur la philosophie première (traduttore il duca de Luynes per il testo e Claude Clerselier per le Obiezioni e Risposte) e Les principes de la philosophie (traduttore Padre Claude Picot).

1648 - Viaggio in Francia. Ospite dei Padri Teatini.

1649 - Pubblica Les passions de l'âme, trattato di morale ispirato dalla corrispondenza con la principessa Elisabetta.

1649 - Amareggiato dalla ostilità con cui venivano accolte le sue opere, accetta l'invito della regina Cristina, ventidue anni, di trasferirsi in Svezia. Ad ottobre parte. Tiene lezioni di filosofia alla regina alle cinque del mattino.

1650 - L'11 febbraio, a causa di una polmonite, Descartes muore a Stoccolma. Aveva cinquantaquattro anni.

 

Dopo la morte

1663 - Il 20 novembre le sue opere vengono messe all'indice dal Santo Uffizio. Vi rimarranno fino al 1948. L'iniziativa contro le opere di Descartes era partita dall'università di Lovanio.

1664 - Pubblicazione postuma del trattato Du monde.

1819 - Le spoglie di Descartes vengono tumulate nella chiesa di Saint-Germain-des-Prés, a Parigi.

 

Il cognome Descartes venne latinizzato in Cartesius, da cui l'italiano Cartesio.

 


 

Le opere in cui Cartesio tratta della esistenza di Dio

 

Cartesio affrontò il tema della esistenza di Dio nelle seguenti opere:

- Discours de la méthode - Parte quarta

- Meditationes de prima philosohia

- Meditazione Terza (prove a posteriori)

- Meditazione Quinta (prova ontologica)

- Principia philosophiae - Parte prima

 

Discours de la méthode

Il Discours de la méthode si compone di sei parti:

1. Considerazioni relative alle scienze

2. Principali regole del metodo

3. Alcune regole della morale

4. Prova dell'esistenza di Dio e dell'anima

5. Questioni di fisica e di medicina

6. Progetto per procedere nella ricerca della natura.

Al Discours seguono i saggi sulla Diottrica, sulle Meteore e sulla Geometria.

Venne pubblicato nel 1637 in francese a Leida, in Olanda, in forma anonima, con il titolo Discours de la méthode pour bien conduire sa raison, et chercher la verité dans les sciences. Plus la dioptrique, les metéores, et la géometrie qui sont des essais de cette méthode.

Nel 1644, ad Amsterdam, venne pubblicata la versione latina con il titolo Specimina philosophiae; seu Dissertatio de methodo recte regendae rationis et veritatis in scientiis investigandae; Dioptrice et Meteora. Ex gallico translata et ab autore perlecta variisque in locis emendata.

 

Meditationes de prima philosophia

Le Meditationes de prima philosophia sono costituite da sei meditazioni:

1. De iis quae in dubium revocari possunt

2. De mente humana quod ipsa sit notior quam corpus

3. De Deo quod existat

4. De vero et falso

5. De essentia rerum materialium, et iterum de Deo, quod existat

6. De rerum materialium existentia, et reali mentis a corpore distinctione

Vennero pubblicate a Parigi, in latino, nel 1641 in prima edizione con il titolo Meditationes de prima philosophia in qua Dei existentia et animae immortalitas demonstratur.

Nel 1642 furono pubblicate ad Amsterdam, in seconda edizione, con il titolo Meditationes de prima philosophia in quibus Dei existentia et animae umane a corpore distinctio demonstrantur. His adiunctae sunt variae obiectiones doctorum virorum in istas de Deo et anima demonstrationes, cun Responsionibus Authoris. Secunda editio septimis obiectionibus antehac non visis aucta.

Nel 1647, a Parigi, venne pubblicata la versione francese con il titolo Les méditations métaphysiques touchant la philosophie première.

 

Principia philosophiae

I Principia philosophiae sono costituiti da quattro parti:

1. De principiis cognitione humana

2. De principiis rerum materialium

3. De mundo adspectabili

4. De Terra

Vennero pubblicati nel 1644 ad Amsterdam in latino.

Nel 1647, a Parigi, venne pubblicata la versione francese con il titolo Les principes de la philosophie.

 


 

La prova dell'esistenza di Dio nella Meditazione Terza

 

Le prove dell'esistenza di Dio

Le prove dell'esistenza di Dio si distinguono in prove a priori e prove a posteriori.

Le prove a priori non dipendono dalla esperienza (ovvero da informazioni provenienti dalle caratteristiche contingenti del mondo attuale), ma dalla pura ragione, anche se la comprensione delle prove deriva in tutto o in parte dall’esperienza.

Le prove a posteriori dipendono da un appello all’esperienza (ovvero da informazioni provenienti dalle caratteristiche contingenti del mondo attuale).

Cartesio nella Meditatio Tertia presenta due prove a posteriori dell'esistenza di Dio.

La prima prova parte dall'idea di Dio in noi e dalla impossibilità che tale idea sia derivata da noi stessi.

La seconda prova parte dal fatto che mi conosco come un essere imperfetto e dipendente; la mia esistenza implica quindi quella di un essere perfetto e indipendente. Si tratta di un argomento classico, non originale di Cartesio.

Nella Meditatio Quinta Cartesio presenta la prova a priori detta anche ontologica, ripresa da Anselmo d'Aosta e presentata in una nuova versione.

Questa prova si basa sulla non separazione di essenza ed esistenza in Dio.

 

Le idee

Cartesio sottopone al dubbio metodico tutte le conoscenze, compresa quella della realtà del mondo fuori di noi. Nessuna conoscenza pare sfuggire al dubbio, ma una verità risulta indubitabile: Io sono una realtà che pensa, che dubita, che afferma, che nega, che comprende poco, che ignora molto, che vuole, che non vuole, che immagina e che sente (Ego su res cogitans, id est dubitans, affirmans, negans, pauca intelligens, multa ignorans, volens, nolens, imaginans etiam et sentiens).

Cartesio passa ad esaminare il pensiero e trova che questo è costituito da idee, che sono immagini delle cose (rerum imagines), e da altri pensieri che sono volontà, affetti e giudizi.

Le idee non sono mai false in senso proprio. E lo stesso vale per la volontà e per gli affetti.

L'errore è invece possibile nei giudizi. E l'errore principale consiste nel giudicare che le idee che si trovano in noi siano simili, o conformi alle cose fuori di noi (Praecipuus autem error et requentissimus qui possit in illis reperiri, consistit in eo quod ideas quae in me sunt iudicem rebus quibusdam extra me positis similes esse sive conformes).

Le idee si dividono in tre categorie a seconda della loro origine:

-  Le idee innate: comprendiamo cosa sia una cosa, cosa sia la verità, cosa sia il pensiero  in base alla nostra stessa natura (nam quod intelligam quid sit res, quid sit veritas, quid sit cogitatio haec non aliunde habere videor quam ab ipsamet mea natura).

- Le idee avventizie: quando sentiamo un rumore, vediamo il sole, sentiamo il calore del fuoco, allora giudichiamo che tutto ciò abbia origine da cose poste al di fuori di noi (quod autem nunc strepitum audiam, solem videam, ignem sentiam, a rebus quibusdam extra me positis procedere hactenus iudicavi).

- Le idee fattizie: come le sirene, gli ippogrifi ed altre simili, vengono finte da noi stessi (ac denique syrenes, hippogryphes et similia, a me ipso finguntur).

Le idee in quanto modi di pensare non sono diverse tra loro e procedono da noi nello stesso modo (quatenus ideae istae cogitandi quidam modi tantum sunt, non agnosco ullam inter ipsas inaequalitatem, et omnes a me eodem modo procedere videntur).

Ma in quanto rappresentano una cosa o l'altra, è evidente che sono molto diverse tra loro (sed, quatenus una unam rem, alia aliam representat, patet easdem esse ab invicem valde diversas).

Quelle che rappresentano una sostanza sono qualcosa di più, contengono più realtà oggettiva, rispetto a quelle che che rappresentano solo dei modi, ossia degli accidenti (Nam proculdubio illae quae substantias mihi exhibent maius aliquid sunt, atque, ut ita loquar, plus realitatis obiectivae in se continent, quam illae quae tantum modos, sive accidentia, repraesentant).

Noi abbiamo l'idea innata di un Dio, eterno, infinito, onnisciente, onnipotente, creatore di tutte le cose fuori di lui (summum aliquem Deum, aeternum, infinitum, omniscium, onnipotentem, rerumque quae prater ipsum sunt creatorem intelligo). 

Questa idea di sostanza infinita ha maggiore realtà oggettiva in sé, rispetto alle idee che rappresentano sostanze finite (plus profecto realitatis obiectivae in se habet, quam illae per quas finitae substantiae exhibentur).

 

Principi fondamentali per la dimostrazione

Sono evidenti per luce naturale (lumine naturali) alcuni principi fondamentali:

- in una causa efficiente e totale deve esserci almeno quanto in un suo effetto (tantumdem ad minimum esse debere in causa efficiente et totali quantum in eiusdem causae effectu);

- da cui segue che dal nulla non può derivare alcunché (hinc autem sequitur nec posse aliquid a nihilo fieri)

- e che è impossibile che qualcosa di più perfetto, che contenga maggior realtà in sé, derivi da qualcosa di meno perfetto (nec etiam id quod magis perfectum est, hoc est quod plus realitatis in se continet, ab eo quod minus).

Questi principi sono veri non solo per quegli effetti la cui realtà è attuale o formale, ma anche per le idee, delle quali si considera solo la realtà oggettiva (Atque hoc non modo perspicue verum est de iis effectibus quorum realitas est actuali sive formalis, sed etiam de ideis, in quibus consideratur tantum realitas obiectiva).

La realtà formale o attuale è la realtà delle cose esistenti e delle idee in quanto esistenti come atti del pensante. In questo senso l'idea deriva la sua realtà dal pensiero, è un modo del pensiero.

La realtà oggettiva è la realtà della idea in quanto rappresentante un oggetto.

Perché un'idea contenga questa o quella realtà oggettiva deve esserci una qualche causa nella quale ci sia una realtà formale pari almeno alla realtà oggettiva contenuta nell'idea (Quod autem haec idea realitatem obiectivam hanc vel illam contineat potius quam aliam, hoc profecto habere debet ab aliqua causa in qua tantumdem sit ad minimum realitatis formalis quantum ipsa continet obiectivae).

Una causa può produrre degli effetti formalmente, se esiste parità di perfezione tra causa ed effetto, oppure eminentemente se la causa è di un livello superiore rispetto all'effetto.

Se in qualcuna delle mie idee c'è tanta realtà oggettiva da rendermi certo che in me non c'è altrettanta realtà né formalmente né eminentemente, allora non posso essere io la causa dell'idea (Si realitas obiectiva alicuius ex meis ideis sit tanta ut certus sim eandem nec formaliter nec eminenter in me esse nec proinde me ipsum eius ideae causam posse esse).

Da questo necessariamente segue che non esisto solo io nel mondo, ma deve esistere qualche altra cosa che sia causa di questa idea (hinc necessario sequi non me solum esse in mundo sed aliquam aliam rem, quae istius ideae est causa, etiam existere).

 

Prova dell'esistenza di Dio a partire dall'idea di Dio in noi 

Tra le mie idee, oltre a quella che rappresenta me stesso, e su questa non può esserci alcun problema, una rappresenta Dio, altre le cose corporee e inanimate, altre gli angeli, altre gli animali, e infine altre gli uomini simili a me (Ex his autem meis ideis, prater illam quae me ipsum mihi exhibet, de qua hic nulla difficultas esse potest, alia est quae Deum, aliae quae res corporeas et inanimes, aliae quae angelos, aliae quae animalia, ac denique aliae quae alios homines mei similes repraesentant).

Per quanto concerne le idee che rappresentano uomini,  animali e  angeli comprendo facilmente che possono essere composte dalle idee che ho di me stesso, delle cose corporee e di Dio, anche se nel mondo non ci fossero, oltre a me, né uomini, né angeli, né animali (Et quantum ad ideas quae alios homines, vel animalia, vel angelos exhibent facile intelligo illas ex iis quas habeo mei ipsius et rerum corporalium et Dei posse componi, quamvis nulli prater me homines, nec animalia, nec angeli in mundo essent).

Per quanto riguarda le idee delle cose corporee non vi è nulla in esse che sia tanto da far apparire impossibile che derivino da me stesso (Quantum ad ideas rerum corporalium, nihil in illis occurrit quod sit tantum ut non videatur a me ipso potuisse proficisci).

Per quanto concerne l'idea di Dio occorre effettuare una verifica se può essere originata da me stesso.

Con il nome Dio intendo, dice Cartesio, una sostanza infinita, indipendente, sommamente intelligente, sommamente potente, e dalla quale io stesso e qualunque altra cosa esistente (supposto che esista) è stata creata (Dei nomine intelligo substantiam quandam infinitam, indipendentem, summe intelligentem, summe potentem, et qua tum ego ipse tum aliud omne (si quid aliud extat) quodcumque extat, est creatum).

Ora appare evidente che tali attributi, per quanto li esamini, non possono essere derivati da me solo (Quod sane omnia talia sunt ut, quo diligentius attendo, tanto minus a me solo profecta esse posse videantur).

Quindi bisogna concludere, per tutto ciò che è stato detto prima, che Dio esiste necessariamente (ideoque ex antedictis Deum necessario existere est concludendum).

  


Prova dell'esistenza di Dio nella Meditazione Quinta

Esiste in noi l'idea di un ente sommamente perfetto e della sua esistenza

Certamente esiste in me l'idea di un ente sommamente perfetto non meno della idea di qualunque figura o numero (Certe eius ideam, nempe entis summe perfecti, non minus apud me invenio quam ideam cuiusvis figurae et numeri).

E non meno chiaramente e distintamente comprendo come alla sua natura appartiene di esistere sempre, come ciò che si dimostra di qualche figura o numero apparteniene alla natura della figura o del numero (nec minus clare et distincte intelligo ad eius naturam pertinere ut semper existat quam id quod de aliqua figura aut numero demonstro ad eius figurae aut numeri naturam etiam pertinere).

Quindi, anche se non tutte le cose di cui si era trattato nelle meditazioni precedenti fossero vere, l'esistenza di Dio deve essere in me per lo meno con stesso grado di certezza con cui lo furono le verità matematiche (ac proinde, quamvis non omnia quae superioribus hisce diebus meditatus sum vera essent, in eodem ad minimum certitudinis gradu esse deberet apud me Dei existentia in quo fuerunt hactenus mathematicae veritates).

 

Dio esiste in quanto non possiamo pensarlo se non come esistente

Noi siamo abituati a distinguere in tutte le altre cose l'esistenza dall'essenza, per cui ci persuadiamo facilmente che si possa separare anche in Dio l'esistenza dalla essenza, e quindi di poter pensare Dio come non esistente (Cum enim assuetus sim in omnibus aliis rebus existentiam ab essentia distinguere, facile mihi persuadeo illam etiam ab essentiam Dei seiungi posse, atque ita Deum ut non existentem cogitari).

Ma se si esamina la cosa con più attenzione risulta manifesto che non possiamo separare l'esistenza dalla essenza di Dio (Sed tamen diligentius attendenti fit manifestum, non magis posse existentiam ab essentiâ Dei separari).

Dal fatto che non possiamo pensare Dio se non esistente segue che l'esistenza sia inseparabile da Dio, e che pertanto Dio esiste effettivamente (Atqui ex eo quòd non possim cogitare Deum nisi existentem, sequitur existentiam a Deo esse inseparabilem, ac proinde illum reverà existere).

 

Impossibilità di pensare Dio senza esistenza

E non è il mio pensiero che compie [questo collegamento tra esistenza ed essenza], e neppure è il pensiero ad imporre alle cose una qualche necessità; ma al contrario è la necessità della cosa stessa, ossia l'esistenza di Dio, a determinare il mio pensiero a pensare il questo modo (non quòd mea cogitatio hoc efficiat, sive aliquam necessitatem ulli rei imponat, sed contrà quia ipsius rei, nempe existentiae Dei, necessitas me determinat ad hoc cogitandum).

Non sono libero di pensare Dio senza esistenza, ossia un essere sommamente perfetto senza la somma perfezione (neque enim mihi liberum est Deum absque existentiâ - hoc est ens summe perfectum absque summâ perfectione - cogitare).

 

L'esistenza di Dio non viene dopo la determinazione delle sue perfezioni

E non si deve nemmeno dire che si deve porre Dio come esistente, dopo che ho posto che Dio deve avere tutte le perfezioni, e l'esistenza è una di esse, ma che la mia prima posizione non era necessaria (Neque etiam hîc dici debet, necesse quidem esse ut ponam Deum existentem, postquam posui illum habere omnes perfectiones, quandoquidem existentia una est ex illis, sed priorem positionem necessariam non fuisse).

Infatti, sebbene non sia necessario che io pensi qualcosa di Dio, tuttavia ogni qual volta mi capita di pensare ad un ente primo e sommo, e di tirare fuori la sua idea dal tesoro della mia mente, è necessario attribuire a Dio tutte le perfezioni, sebbene non le enumeri tutte in quel momento, e non faccia attenzione a ciascuna di esse (Nam, quamvis non necesse sit ut incidam unquam in ullam de Deo cogitationem, quoties tamen de ente primo & summo libet cogitare, atque ejus ideam tanquam ex mentis meae thesauro depromere, necesse est ut illi omnes perfectiones attribuam, etsi nec omnes tunc enumerem, nec ad singulas attendam).

E questa necessità è sufficiente per concludere rettamente, quando successivamente riconosco che l'esistenza è una perfezione, che l'ente primo e sommo esiste (quae necessitas plane sufficit ut postea, cùm animadverto existentiam esse perfectionem, recte concludam ens primum & summum existere).

 

Verità dell'idea innata di Dio

Ed esiste una grande differenza tra le false posizioni e le idee vere innate, delle quali la prima e precipua è l'idea di Dio (Ac proinde magna differentia est inter ejusmodi falsas positiones, & ideas veras mihi ingenitas, quarum prima & praecipua est idea Dei).

Infatti riconosco in più modi che questa idea non è qualcosa di fittizio dipendente dal mio pensiero, ma una immagine di una vera e immutabile natura (Nam sane multis modis intelligo illam non esse quid fictitium a cogitatione meâ dependens, sed imaginem verae & immutabilis naturae).

Primo perché non posso pensare nessuna altra cosa, oltre a Dio, alla cui essenza appartenga l'esistenza (ut, primo, quia nulla alia res potest a me excogitari, ad cujus essentiam existentia pertineat, praeter solum Deum).

Poi perché non posso concepire due o più dei di questo tipo, e, supposto che uno di questi esista, si vede chiaramente che è necessario che esista da tutta l'eternità precedente e che si mantenga in esistenza in tutta la futura eternità (deinde, quia non possum duos aut plures ejusmodi Deos intelligere, & quia, posito quòd jam unus existat, plane videam esse necessarium ut & ante ab aeterno extiterit, & in aeternum sit mansurus).

E infine perché io conosco una infinità di altre cose in Dio, nessuna delle quali io posso diminuire o cambiare (ac denique, quòd multa alia in Deo percipiam, quorum nihil a me detrahi potest nec mutari).

 

Chiarezza e distinzione

Del resto, di qualunque prova od argomento io mi serva, bisogna tornare sempre allo stesso punto: solo le cose che percepisco chiaramente e distintamente, hanno la forza di persuadermi interamente (Sed verò, quâcumque tandem utar probandi ratione, semper eò res redit, ut ea me sola plane persuadeant, quae clare & distincte percipio).

E tra le cose che concepisco in questo modo, alcune sono note a chiunque, mentre altre si rivelano solo a coloro che le considerano più da vicino e che le esaminano più esattamente. Tuttavia una volta che sono state trovate, queste ultime non sono stimate meno certe delle altre (Et quidem ex iis quae ita percipio, etsi nonnulla unicuique obvia sint, alia verò nonnisi ab iis qui propiùs inspiciunt & diligenter investigant deteguntur, postquam tamen detecta sunt, haec non minus certa quàm illa existimantur).

Per quanto concerne Dio, certamente, se il mio spirito non fosse prevenuto da alcun pregiudizio, e se il mio pensiero non si trovasse assediato dalla presenza continua delle immagini delle cose sensibili, non conoscerei prima e più facilmente nessuna altra cosa che lui (Quod autem ad Deum attinet, certe nisi praejudiciis obruerer, & rerum sensibilium imagines cogitationem meam omni ex parte obsiderent, nihil illo prius aut facilius agnoscerem).

Infatti c'è nulla di per sé più manifesto che il sommo ente esista, ossia che Dio, unicamente nel quale l'esistenza appartiene alla essenza, esista? (nam quid ex se est apertius, quàm summum ens esse, sive Deum, ad cujus solius essentiam existentia pertinet, existere?).


 


 

Estratti dalle opere di Cartesio

 

In lingua latina

Meditationes de prima philosophia - Meditatio Tertia (1641)

Meditationes de prima philosophia - Meditatio Quinta (1641)

Principia philosophiae - Pars Prima: De principiis cognitionis humanae (1644)

 

In lingua francese

Méditations métaphysiques - Méditation Troisième (1647)

Méditations métaphysiques - Méditation Cinquième (1647)

Les principes de la philosophie - Première Partie: Des principes de la connaissance humaine (1647)

 

 


 

Riferimenti bibliografici:

Crapulli G.
Introduzione a Descartes

Laterza

De Ruggiero G.
L'età cartesiana

Laterza

Descartes R.
Discorso sul metodo (testo a fronte)

Bompiani

Descartes R.
Le passioni dell'anima (testo a fronte)

Bompiani

Descartes R.
Meditazioni metafisiche (testo a fronte)

Bompiani

Descartes R.
Opere filosofiche (4 volumi)

Laterza

Descartes R.
Tutte le lettere 1619-1650 (testo a fronte)

Bompiani

Hegel F.
Lezioni sulla storia della filosofia

La Nuova Italia

Russel B.
Storia della filosofia occidentale

Tea

Severino E.
La filosofia dai Greci al nostro tempo - La Filosofia moderna

BUR

Timossi R. G.
Prove logiche dell'esistenza di Dio da Anselmo d'Aosta a Kurt Gödel

Marietti

 

 
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